Ru Paul’s Drag Race Book Tag

Buongiorno amanti della lettura!!!

Come va la quarantena? Io per evitare di diventare una larva (o una patata, vedete voi quale sia la metafora più corretta per esemplificare lo stato di pigrizia che stiamo vivendo in questo periodo) ho deciso di fare 20 minuti di cyclette al giorno (dieci al mattino e dieci al pomeriggio, si intenda).

Ma veniamo all’articolo di oggi: come avrete intuito, sto scrivendo più raramente perché non nuovi titoli da recensirvi e quelli vecchi che ho letto, me li ricordo a malapena perché è passata un’eternità da quando li ho letti. Quindi, mi sono data ai book tags e ho selezionato quelli più belli e interessanti. A questo giro, tocca a uno dei programmo più spumeggianti che è ormai arrivata alla sua 11esima stagione, ovvero Ru Paul’s Drag Race !!! Questo talent show è diventato uno dei miei guilty pleasure del momento e lo consiglio a chi vuole distrarsi dall’infodemia dei tg, dei quotidiani e dei talk show che ormai da più di un mese non fanno altro che parlare di corona virus.

Il book è stato creato da due booktuber che seguo ovvero Andrea Belfiori e Mirko Smith che, come la sottoscritta, sono fan sfegatati del reality. Le domande si rifanno ad alcune frasi iconiche sia di Ru Paul sia delle Drag queen che si sfidano a colpi di tacchi vertiginosi, vestiti mozzafiato e un trucco che vorrei assumerle tutte per averlo uguale. Non cincischio ulteriormente e vado alle domande.

1. Good Luck, and Don’t F*ck It Up: una nuova uscita su cui hai grandi aspettative

Dont Fuck It Up GIFs | Tenor

Probabilmente l’ho già scritto in un altro book tag, ma “La nona casa” di Leigh Bardugo è l’unica uscita che sto attendendo come il Natale: la mia wishlist è praticamente vuota, eccetto per 3 dvd, un libro d’arte e due reportage di viaggio, su cui quindi non ho alte aspettative in quanto so già di cosa trattano.

2. Miss Vanjie… Miss Vanjie… Miss…. Vanjie!: un libro che non riesci a toglierti dalla testa

Vanessa Vanjie Mateo serving Miss Vanjie • RuPaul's Drag Race ...

Per non dire per la millesima elevata alla millesima volta “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, rispondo a questa task con “Il circo della notte” di Erin Morgenstern: un libro sul filo tra il fantasy e il realismo magico: la storia è ambientata a cavallo tra il 1800 e il 1900 e vede al centro la battaglia per singolar tenzone tra due illusionisti che istruiranno una ragazza e un ragazzo all’arte della magia. Il resto non ve lo racconto, ma vi consiglio di leggerlo.

3. No T, No Shade: un personaggio che tutti hanno amato ma che a te non è piaciuto.

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Ero molto indecisa sua questa domanda perché non avrei un solo personaggio che non mi è piaciuto, perché io sono quella che trova sempre il personaggio antipatico nel libro. Ma se devo deciderne solo uno sarebbe senza ombra di dubbio Holden Caufield de “Il giovane Holden” di J.D. Salinger. Talmente presuntuoso e arrogante che lo prenderei a sberle un giorno sì e l’altro pure.

4. The Library Is Open: un libro che hai amato ma di cui odi il/la protagonista.

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Pace all’anima sua (in quanto è morto molto di recente), ma Eduard Limonov è un personaggio ancora più odioso di Holden Caufield, ma io ho adorato il romanzo omonimo (“Limonov” appunto) scritto egregiamente – come al suo solito – da Emmanuel Carrere. Non è solo la biografia di un personaggio controverso, ma anche il reportage di uno stato e di un sistema le cui conseguenze si fanno sentire ancora dopo 30 anni dal suo crollo.

5. You’re perfect, you’re beautiful, you look like Eva Evangelista, you’re a model…: il libro più bookporn che hai in libreria

The Haus of Aja Is Here, and They Definitely Came to Slay

Dal punto di vista estetico “Scrittori: la vita e le opere” edito da Gribaudo vince a mani basse. Oltre alla copertina con una fotografia di Virginia Woolf, la cura del libro sia esternamente che internamente è ragguardevole. E infatti, ho inviato la wishlist dei libri che desideravo alle mie amiche così che per il regalo di Natale non si sbagliassero. Devo ancora leggerlo, ma so già che lo amerò profondamente.

6. Bring Back My Girls: un libro a cui hai dato o vuoi dare una seconda possibilità.

RuPaul's Drag Race Season 11 Episode 1 GIFs: Serve Up That Fine ...

Dio solo sa quante occasioni ho dato a “Cime Tempestose” di Emily Brontë!!! Le preferisco (e sempre le preferirò) sua sorella Charlotte. Lo stile pesante e quasi pessimistico della storia me l’hanno subito reso a noia; i personaggi odiosi e il messaggio per me incomprensibile. E se una che ha scritto una libro del genere ha osato criticare Jane Austen per i suoi romanzi con troppi fronzoli, dovrebbe farsi un esame di coscienza post-mortem. Vedrò se con il gruppo di lettura di Eri Gibbi seppellirò l’ascia di guerra e si meriterà la rilettura.

7. The Time Has Come for You to Lip-Sync for Your Life: due libri con caratteristiche in comune di cui però preferisci uno rispetto all’altro.

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“Circe” di Madeline Miller e “Il canto di Penelope” di Margaret Atwood sono ambientate più o meno nello stesso periodo e sono entrambi dei retelling di opere antiche molto famose o di miti greci. In entrambi i titoli abbiamo Circe, Ulisse e Penelope, ma ho preferito di gran lunga il romanzo della Miller per una serie di motivi: prima di tutto, per la cura e il rispetto che la Miller ha avuto nello scrivere questa storia, in quanto laureata in letteratura classica, cosa che invece non ho visto nel romanzo della Atwood. Il secondo motivo riguarda le emozioni che mi hanno dato: “Circe” si è proprio scavato un posto nel mio cuore e lì ci rimarrà a lungo, mentre “Il canto di Penelope”, pur avendo parlato al mio cuore, non l’ha pienamente conquistato.

8. You’re Safe: un libro dal grande potenziale che però ti ha lasciato l’amaro in bocca.

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Non vedevo l’ora di leggere “La lotteria” di Shirley Jackson in quanto mi era stato consigliato da molti e una booktuber l’ha consigliato come primo approccio all’autrice. Che sofferenza!!! E da allora non mi sono più approcciata a nessuna sua opera talmente è il trauma che ho subito. Sicuramente ci sarà un momento in cui riprenderò la Jackson, ma non è questo.

9. Sashay Away: serie di cui hai letto il primo libro ma che non continuerai.

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Io sono la tipica lettrice che predilige libri autoconclusivi e delle poche saghe che ho letto, tutte mi sono piaciute infinitamente e avrei voluto che non si concludessero MAI. Quindi non ho una vera e propria risposta a questa domanda: le uniche saghe che ho e che vorrei iniziare sono i due volumi del GrishaVerse “Sei di corvi” e “Il regno corrotto” di Leigh Bardugo e i 4 libri in uno de “Piccole donne” di Louisa May Alcott. E spero vivamente che non mi deludano, entrambe.

10. Shante, You Stay: un libro che volevi vendere ma che alla fine hai tenuto.

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Ero veramente a un passo dal vendere “Una stella incoronata di buio” di Benedetta Tobagi, ma alla fine ho deciso di tenerlo. Avevo cominciato a leggerlo, ma c’era qualcosa che mi impediva di proseguire. Ma trattandosi della storia prima e dopo la strada di Piazza della Loggia di Brescia (la mia città) del 28 maggio 1974, non me la sono sentita di venderlo e di tenerlo. Sicuramente arriverà di nuovo il suo momento per essere riletto.

Bene, readers. Siamo arrivati alla fine di questo book tag che spero vi sia piaciuto. Se volete rifarlo suoi vostri profili, don’t hesitate. Fatemi sapere quali sono i vostri titoli, ma soprattutto GUARDATE RU PAUL’S DRAG RACE!

AND

Snatch Up All the Best GIFs from RuPaul's Drag Race All Stars 4 ...

Al prossimo book tag!!!

Read, love, be a better reader 🌻

Becomingareader

Harry Potter Spells Book Tag🎆

Buongiorno amanti della lettura!!!

Oggi nuovo book tag per consigliarvi libri per questa quarantena e in tema Harry Potter dato che stasera e domani sera andranno in onda su Italia 1 il capitolo 3 e 4 della saga. E io ovviamente sarò davanti allo schermo per guardarli e ripetere le battute come un pappagallo.

Ma veniamo al book tag di oggi che ho visto sul canale YouTube di Miss Fiction che a sua volta l’ha trovato su un blog inglese. Non mi voglio perdere in giri pindarici perché, come il book tag precedente, ha parecchie domande: è ispirato agli incantesimi del mondo magico di Hogwarts e sono uno più interessante dell’altro. Iniziamo, altrimenti mi perdo nei miei discorsi sconclusionati.

1. Accio: un’uscita libresca che deve ancora uscire e che vorresti subito nelle tue mani.

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Il libro che sto aspettando come si aspetta la lettera da Hogwarts è “La nona casa” di Leigh Bardugo, il nuovo romanzo dell’autrice della saga del Grishaverse che ha scritto un fantasy per adulti che non vedo l’ora di avere, sperando che Amazon o chi altri ripristini le spedizioni. La recensione di Miss Fiction mi ha suscitato un forte interesse per questo titolo anche se sulla copertina c’è l’animale che odio di più su questo mondo: il serpente (ci sarà un motivo se non sono nella casa di Serpeverde).

2. Alohomora: libro che ti introdotto a una genere che non avevi mai letto prima.

Ci ho riflettuto un po’ su questa domanda perché da pischella lessi il primo libro della saga di Harry Potter, ma poi sono stata traviata dai libri di melma e quindi ho abbandonato il genere fantasy per parecchi anni. Quindi per essere sincera, “La chimera di Praga” di Laini Taylor, che è il primo capitolo della saga de “La chimera di Praga”: questo titolo – suggerito sempre dalla magnifica Miss Fiction – è stata la mia re-introduzione al genere fantasy e in particolare al filone dello young adult. Una storia coinvolgente che ho divorato nonostante stessi leggendo altri libri nel mentre.

3. Incantesimo rallegrante: un libro che ti ha dato sensazioni positive.

“Dovremmo essere tutti femministi” di Chimamanda Nngozi Adichie mi ha dato sensazioni positive dal primo attimo che era nelle mie mani allo stesso modo con cui Harry prese in mano la sua bacchetta da Ollivander. Un piccolo – anzi piccolissimo – pamphlet, o meglio la trascrizione del discorso di Chimamanda a un Ted Talk in cui espone le sue ragioni per cui donne e uomini dovrebbero essere femministi. Da allora, il mio femminismo si è evoluto e mi dichiaro una fiera sostenitrice della causa.

4. Aguamenti: libro che ti ha fatto piangere tantissimo.

Avevate dei dubbi? “La canzone di Achille” di Madeline Miller mi ha prosciugato i liquidi che avevo in corpo. Andate a cercare la recensione e capirete il perché.

5. Expecto Patronum: eroe o eroina che vorresti intorno per proteggerti nella vita reale

Tutti i personaggi de “Queste oscure materie” di Sir Philip Pullman vale come risposta? All’inizio avevo pensato a un solo personaggio, ovvero Lyra Belacqua perché nei libri – e meno nella serie tv -, Lyra è la persona che vorrei accanto perché mi spronerebbe a fare e dire. Tuttavia, ripensandoci vorrei tutto il mondo – buono ovviamente – di questa magnifica saga. Vi consiglio tantissimo se volete conoscere un mondo fantasy diverso da quello noto a tutti.

6. Lumos: libro che ti sei volontariamente spoilerato.

Sarete sorpresi di vedere questo titolo, ma mi sono spoilerata “Norwegian wood” di Haruki Murakami: ci sono state intere pagine che ho saltato per andare oltre e quindi mi sono spoilerata cose che potevo capire solo leggendo le cose che avevo saltato. Nonostante non sia stato il miglior Murakami che abbia mai letto, ve lo consiglio nonostante tutto.

7. Imperio: un libro che vorresti poter far leggere a tutti perché lo ami tantissimo.

Per non rispondere “Orgoglio e pregiudizio” o “La canzone di Achille”, questo incantesimo mi ha fatto pensare a “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood: amato tantissimo dall’inizio alla fine. E come ha detto Tegamini facendo un paragone tra questo libro, “Ragazze elettriche” della Alderman e “Vox”della Dalcher, “Il racconto dell’ancella” è uno Chanel e “Vox” è un capo a caso di H&M. E ha ragione. Dalla trama, ai personaggi, al messaggio, “Il raccotno dell’ancella” è qualcosa di irraggiungibile per chiunque cerchi di imitarlo.

8. Engorgio: un libro o una serie che desideri non finisse/non fosse finito mai e poi mai.

Io avrei desiderato tantissimo che la Trilogia della chimera di Praga di Laini Taylor non fosse mai finita, sopratutto perché certi momenti e certe spiegazioni avrebbero necessitato di pagine ulteriori. Una saga per ragazzi scritta veramente bene e che meriterebbe di essere riscoperta anche grazie al film per cui sono stati comprati i diritti.

9. Wingardium leviosa: un libro con un messaggio edificante.

Un libro che secondo me ha un messaggio non solo edificante, ma che dovrebbe farci riflettere molto a fondo è “Il pericolo di un’unica storia” di Chimamanda Nngozi Adichie: anche in questo caso ci troviamo di fronte a una trascrizione di un discorso dell’autrice a un Ted Talk del 2009 in cui introduce un tema che molto spesso viene nascosto sotto il tappeto, ovvero il rischio che si corre quando si semplificha vedendo la realtà attraverso un unico punto di vista che molto spesso è quello occidentale: la stessa Adichie, nigeriana di nascita, si è trovata a leggere libri in cui i protagonisti sono tutti bianchi e acculturari, mentre gli africani sporchi e ignoranti. E questa influenza è continuata sino al college, anche se sin da piccolissima ha cercato narrazioni più realistiche, scoprendo che ne esistono di tantissime e di varie, mostrando come il più grande continente del mondo ha una letteratura varia e interessante.

10. Obliviate: un libro che preferiresti dimenticare di aver letto.

Non metto nemmeno la copertina per quanto mi vergogno di averlo letto: sto parlando di “Tre Metri Sopra Il Cielo” di Federico Moccia: il male assoluto della letteratura che ha dato da mangiare a uno scrittore e ad attori mediocri, di cui si salva solo il padre di Babi. Punto. Non proseguo oltre.

11. Anapneo: un autore/un’autrice i cui libri ti aiutano a uscire dal blocco del lettore.

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Per me la miglior soluzione quando sono in reading slump (=blocco del lettore) è un libro o scritto qualsiasi di (zia) Jane Austen: pensare alla campagna inglese in compagnia di Mister Darcy o delle sorelle Bennett o di qualsiasi altro personaggio creato dalla Austen è come prendere una boccata d’aria dopo essere stata in perenne stato di affogamento. Se le preferite Emily Bronte che insultò ogni suo scritto, non abbiamo nulla da spartire.

12. Jelly-legs Jink o incantesimo delle gambe ballerine: eroe o eroina che ti ha fatto battere il cuore/vacillare.

Non so che farci, readers: Jay Gatsby è l’uomo che farebbe di tutto per la sua amata, tra cui anche prendersi la colpa di un’azione commessa da lei perché la ama follemente. In ogni singola pagina de “Il grande Gatsby” del mio amato Francis Scott Fitzgerald, Jay mi ha fatto battere il cuore e nei momenti in cui mostra il suo amore incondizionato mi ha fatto vacillare. Se dovessi trovarmi su un’isola deserta, sarebbe il libro che porterei con me.

13. Aresto Momentum: un libro che ti ha fatto smettere di fare tutte le altre cose fino a quando non l’hai finito.

“Nato fuori legge. Storia di un’infanzia sudafricana” di Trevor Noah è in pole position per diventare uno dei libri migliori del 2020 (lo so, siamo a marzo, ma è di gran lunga il libro migliore letto in questi tre primi mesi dell’anno). Non ho mai letto un’autobiografia più intensa e allo stesso tempo divertente e “istruttiva” a suo modo. Un libro che dovremmo leggere tutti, in particolare quelli che tacciano di buonismo chi semplicemente non prende a pugni e sputi chi ha la pelle di un colore diverso o gli occhi di una forma più allungata.

14. Crucio: un libro difficile/doloroso da leggere o che ti ha spezzato il cuore.

Circe (ed. italiana) di [Miller, Madeline]

“Circe” di Madeline Miller risponde a tutti i quesiti della domanda: è stato difficile da leggere perché conosco poco o nulla della mitologia greca e quindi racapezzarmi tra tutti i nomi è stato difficile. Ma è anche stato doloroso e infine mi ha spezzato il cuore per la forza della narrazione che è propria solo della Miller: lei, insieme ad Erin Morgenstern, lavorano per anni a un libro senza pubblicare nulla nel mezzo, ma quando i loro lavori escono sono qualcosa di prezioso e stupendo.

15. Rictusempra: un libro che ti ha piegato di due dal ridere.

La sovrana lettrice (Opere di Alan Bennett Vol. 7) di [Bennett, Alan]

Quanto non ho riso con “La sovrana lettrice” di Alan Bennett!! Se mai dovesse essere reso in forma di spettacolo teatrale, io sarò in prima fila per ridere fino a che non avrò finito i liquidi nel mio corpo. Pensare a una signora anziana che governa l’Inghilterra da più di 60 anni che molla tutto e si dedica ai libri, è qualcosa che al solo pensiero mi fa scompisciare dalle risate. Breve, ma pieno di ribaltamenti che faranno volare il libro in un baleno.

16. Expelliarmus: un libro che hai pensato di lanciare contro il muro.

“Franca Viola – La ragazza che disse no” di Katja Centomo: mannaggia la miseriacca (come direbbe il buon Ron Weasley) che schifo di libro! Per fortuna che l’ho preso in prestito dalla biblioteca. Mi aspettavo un graphic novel sulla storia di questa donna che ha cambiato un pezzo importante della nostra giurisprudenza e invece ho letto un libro scritto da un Federico Moccia donna che non ci ha creduto abbastanza e ha ridotto la vicenda di Franca Viola ai minimi termini per fare emergere la storia di 3 ragazzine deficienti. SCHIFO SCHIFO SCHIFO.

17. Portus: un mondo libresco che vorresti visitare

All’inizio pensavo di essere abbastanza certa su questa risposta, ma dopo aver visto un video in cui è stata posta la stessa domanda, mi sono sentita non più così tanto sicura. Però senza dubbio nel mio podio di mondi libreschi che vorrei visitare se potessi utilizzare l’incantesimo Portus sarebbero Hogwarts, la Oxford dell’universo di Lyra e il mondo de “Il circo della notte” di Erin Morgenstern. Tre mondi molto diversi fra di loro, ma che hanno in comune la magia in ogni loro forma.

18. Stupeficium: un libro con un plot-twist o un finale totalmente imprevisto.

American Born Chinese (English Edition) di [Yang, Gene Luen]

All’inizio pensavo che stessi leggendo una raccolta di racconti sotto forma di fumetto, ma avanzando nella lettura mi son resa conto che “American Born Chinese” scritto e disegnato da Gene Luen Yang era qualcosa di ben diverso: tre storie che apparentemente sono scollegate tra di loro, si riuniscono verso la fine in un modo che io non avevo previsto PER NULLA. Inoltre, questo piccolo romanzo grafico presenta molti temi: da quello culturale a quello dell’inclusione a scuola, in un sistema scolastico come quello americano – a mio modesto parere – impregnato di bullismo e divisione sociale.

19. Avada Kedavra: la morte di un personaggio che ti ha sconvolta.

Per non dire qualche personaggio di Harry Potter, le cui morti mi hanno sempre devastato (da quella dei genitori di Harry a quella di Fred Weasley nella battaglia finale contro Voldermort), dirò un altro titolo.

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Sarò ripetitiva fino all’esaurimento con questo libro, ma la morte di Patroclo in “La canzone di Achille” mi ha totalmente devastata: lo so che muore anche nell’opera originale (“L’Iliade” di Omero), ma come ha reso questo momento Madeline Miller, nessuno.

20. Finite Incantatem: miglior finale di un libro o di una serie di libri.

Vorrei rispondere a questa domanda finale con due titoli: il primo è “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino (aka, uno dei miei libri preferiti in assoluto) che oltre ad essere un romanzo sul piacere di leggere, ha uno dei finali meglio riusciti della letteratura combinatoria. Di solito il lettore non capisce il percorso che l’ha condotto fino alla fine: Calvino invece fa l’esatto opposto e lo aiuta, portandolo verso la fine un romanzo che consiglio a tutti, pena un Crucio a tutti. Per quanto riguarda il miglior finale di una serie di libri, dato che non ho lette molte, direi quello della trilogia di “Queste oscure materie”: per alcuni non lo è, anzi lo definiscono il peggior finale possibile immaginabile, ma vogliamo parlare dei libri di Sarah J. Maas? Dei suoi libri totalmente non sense?! “Va, ma per piacere” come direbbe Ilenia Zodiaco. Per me il finale di questa serie è adatto e coerente con l’intera storia e non l’happy ending mieloso e da fangirling alla “Trono di Spade”. Se non lo capite, siete dei babbani.

Bene questo book tag finisce qui e spero che vi sia piaciuto e vi abbia tenuto compagnia.

Fatemi sapere le vostre risposte. E mi raccomando: stasera tutti sintonizzati su Italia 1, anche se i film dureranno tre a causa della pubblicità.

Al prossimo book tag!

Read, love, be a better reader 🌻

Becomingareader

Hogwarts Book Tag 🧙‍♀️🧙‍♂️🔮🦁🐦🐍🦡

Buongiorno amanti della lettura!!!

So che sono stata assente per molto, ma come detto nell’ultimo articolo, stavo lavorando a un restyling per il mese di marzo (e forse anche il prossimo) e alternare recensioni con altre tipologie di articoli.

E infatti, oggi vi presento un book tag a tema libri. E quale book tag migliore se non uno ispirato al mondo di Hogwarts, visto anche che Italia 1 ha ascoltato le nostre preghiere e il lunedì e il martedì trasmette i film. Penso che dopo “I doni della morte – parte II” sentirò un vuoto dentro di me.

Spero che questo articolo possa aiutarvi a trovare dei titoli da leggere in questa quarantena che probabilmente durerà ancora qualche settimana: anziché fare per la prima volta i podisti, curate la vostra mente.

Ma veniamo al book tag: è composto da 19 domande molto belle e soprattutto challenging.

1. La Pietra Filosofale: Un libro immortale, che non invecchierà mai

Risultato immagini per orgoglio e pregiudizio

Avevate dei dubbi? Ovviamente “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen: per me è un libro che anche tra 100 anni spero si leggerà ancora e ancora (sempre che il mondo non finisca prima). La forza dei personaggi e lo stile innovativo saranno immortali.

2. La Camera dei Segreti: un libro segreto, un guilty pleasure

Risultato immagini per come sopravvivere alla prima cotta

Ebbene sì, nella mia vita ho incontrato questi libri alquanto demenziali. Menomale che da allora le mie letture, come la sottoscritta, sono maturate. Non vi metto nemmeno il link perché voglio dimenticare completamente di averlo letto.

3. Il Prigioniero di Azkaban: Un libro claustrofobico

Risultato immagini per mattatoio n 5

La mia risposta è “Mattatoio n. 5” di Kurt Vonnegut: l’autore romanza la vicenda vissuta da lui stesso durante la Seconda Guerra Mondiale, ovvero il bombardamento di Dresda. Vonnegut vide la distruzione della città da un mattatoio: non vedevo l’ora di finire il libro per prendere una boccata d’aria metaforica, in quanto questo libro mi ha dato un forte senso di claustrofobia.

4. Dissennatore: Un libro che ti ha succhiato ogni energia vitale

Risultato immagini per la canzone di achille

Anche qui: avevate dei dubbi? Se non capite il perché di questa affermazione, leggete la mia ultima recensione è capirete perché “La canzone di Achille” di Madeline Miller è stato come un dissennatore che mi ha prosciugato ogni energia vitale.

5. Il Calice di Fuoco: Un libro che hai dovuto leggere perché il destino l’ha deciso.

Risultato immagini per la vita segreta delle api

Non ricordo l’esatta sequenza di momenti che ha portato a “La vita segreta delle api” di Sue Monk Kidd, ma so che il destino mi ha portato a lui: ero completamente all’oscuro di questo libro e un giorno alla Feltrinelli, accanto a “The Help” di Katherine Stockett, ho trovato il libro di Sue Monk Kidd e ne sono rimasta affascinata, tanto che è venuto a casa con me.

6. Torneo Tremaghi: Un libro pieno di colpi di scena

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Un libro che secondo me è pieno di colpi di scena dall’inizio alla fine è “Il grande Gatsby” del mio amato Francis Scott Fitzgerald. Non saranno pieno di azione e suspense, ma a mio parere gli avvenimenti al suo interno contribuiscono a costruire il romanzo e il finale allo stesso tempo. Consigliatissimo.

7. L’Ordine della Fenice: Un libro sullo scontro tra bene e male/ Un libro che tratta di etica o giustizia

Qui baro un pochino perché “Ciò che inferno non é” di Alessandro D’Avenia non l’ho ancora letto, ma lo hanno fatto i miei genitori che lo hanno amato: si tratta della storia vera – in parte romanzata – dell’incontro di un giovane palermitano con il suo prof di religione, 3P: Padre Pino Puglisi. Se questo nome non vi dice nulla, sappiate che è uno degli eroi siciliani che si è battuto contro la Mafia, salvando i ragazzi dall’omertà e dalla malavita e per questo fu ucciso. E questo libro, secondo me, risponde a entrambe le richieste.

8. L’Esercito di Silente: un libro “corale”

Per me “La casa degli spiriti” di Isabel Allende è uno dei romanzi corali più belli che abbia letto: copre diversi decenni della storia del Cile, attraverso una saga famigliare che fa parte di quel filone letterario definito “realismo magico”. Se non siete abituati allo stile di scrittura dei sud-americani, allora è meglio che partiate da altri autori e autrici più semplici e poi buttarvi sui grandi nomi.

9. Il Principe Mezzosangue: Un libro fortemente introspettivo

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Anche se non è stato uno dei migliori libri che abbia mai letto, ma sicuramente “Norwegian wood” di Haruki Murakami è sicuramente molto introspettivo, dalla prima all’ultima pagina. Con questo libro Murakami si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine.

10. I Doni della Morte: Un libro dark, cupo, trasgressivo/ Un libro che parla di morte

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Non ci ho dovuto nemmeno pensare troppo: “La luna e i falò” di Cesare Pavese è uno dei libri migliori che abbia incontrato che parla di morte in una maniera sconvolgente e allo stesso tempo meravigliosa. Non sarebbe nemmeno Cesare Pavese, uno dei migliori scrittori italiani che abbiamo perso troppo presto.

11. Horcrux: Un libro che hai maledetto dalla prima all’ultima pagina

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Non ho ancora quantificato l’odio che provo verso “Il pittore fulminato” di Cesàr Aira: qui il fulminato è l’autore che ha scritto un libro di cui non ho capito una virgola dall’inizio alla fine che non ho lanciato contro il muro solo perché ho un grande rispetto per l’oggetto libro e l’avevo preso in prestito in biblioteca.

12. Cooman: Un libro di cui prevedevi già il finale

Qualsiasi libro di Fabio Volo di cui si capisce il finale già dal titolo. Non aggiungo altro.

13. Dobby: Un libro che ti ha aiutato in un momento difficile

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Ogni tanto mi sento una patata informe con i capelli stopposi, ma “Beauty mania. Quando la bellezza diventa ossessione” di Renee Engeln mi ha aiutato a dire “ciao ciao” a questa sensazione e ad accettare il mio corpo così come è, focalizzandomi sulla mia salute. Anche se molto centrato sulla società americana, questo saggio – corredato da ricerche e studi – rileva comportamenti e situazioni universali.

14. Edvige: Un libro che regali spesso

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Non regalo molto spesso libri, ma quando le mie amiche mi chiedono da dove cominciare per ampliare la loro biblioteca mentale e fisica, regalo un libro ben preciso: per non dire “Orgoglio e pregiudizio”, rispondo “Jane Eyre” di Charlotte Brontë, la migliore del trio delle sorelle scrittrici. Un’opera che non lesina sul dolore e sull’amore, un trama avvincente e piena di colpi di scena che non fa scollare dalle pagine.

15. Luna Lovegood: Un libro strampalato

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Già dal sottotitolo “romanzo distopico gay”, dovevo capire che “Rainbow republic” di Fabio Canino sarebbe stato il libro più strampalato che avrei mai letto: la Grecia sull’orlo della crisi economica è ormai un vecchio ricordo nel futuro – non molto lontano – raccontato nel libro ed è stata acquistata e occupata dalla comunità LGBTQIA+ mondiale. Un giornalista italiano viene mandato a fare un reportage in quella che è stata la culla della civiltà occidentale e già dal suo atterraggio, la storia andrà in qualsiasi direzione.

16. Corvonero: Un libro che ti ha insegnato qualcosa che non conoscevi / Un libro estremamente colto 💙💙💙 Onore alla mia casa di appartenenza

“Indomite vol. 1” e “Indomite vol. 2” di Pénélope Bagieu sono un concentrato di storie di donne di tutte le epoche, di tutte le estrazioni sociali e di tutti i paesi del mondo che hanno combattuto per piccole e grandi battaglie di cui non ero minimamente a conoscenza e mi hanno aperto un mondo e su cosa significa femminismo intersezionale. Bellissimo e consigliatissimo.

17. Grifondoro: Un libro che esalta ideali positivi (es. amicizia, amore, coraggio, famiglia ecc.)

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Anche qui baro un po’ perché non ho letto il libro, ma lo possiedo perché mi interessava approfondire la tematica al suo interno e che corrisponde alla richiesta: sto parlando di “Wonder” di R.J. Palacio. Il libro racconta la storia di Auggie, nato con una deformazione facciale che lo ha costretto a tantissime operazioni che lo hanno tenuto lontano da scuola fino a quando non dovrà cominciare il primo anno delle scuole medie. Per fortuna Auggie è un bambino dalla fantasia molto vivace ed è l’arma più potente a sua disposizione. “Wonder” non solo un libro sull’accettazione, ma anche sul valore della vera amicizia.

18. Serpeverde: Un libro sul male

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Non ho dovuto pensarci due minute per rispondere a questa richiesta: “L’avversario” di Emmanuel Carrère. Si tratta del reportage che lo scrittore francese ha scritto su Jean-Claude Romand, il pluriomicida più famoso di Francia negli anni ’90. Per non fronteggiare le conseguenze delle sue bugie, Romand uccide sua moglie, i suoi figli, i suoi genitori e persino il cane di famiglia. E il tutto con la freddezza tipica di un killer sociopatico: il ritratto del male, in poche parole.

19. Tassorosso: Un libro tenero e dolce

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Se penso alla tenerezza e alla dolcezza, la mia mente va subito a “Non stancarti di andare” scritto e disegnato dal duo artistico (e nella vita reale) Stefano Turconi e Teresa Radice. Seppur nell’angoscia della situazione in cui si trovano i personaggi, non mancano mai la dolcezza e la tenerezza delle parole e dei gesti dei vari protagonisti gli uni verso gli altri. Un graphic novel che mi è rimasto nel cuore e che trovo bellissimo, profondo, attuale e con un messaggio potente, al contrario di chi dice che è una storia buonista.

La mia reazione a chi critica “Non stancarti di andare” con l’accusa di essere buonista

Bene, il book tag finisce qui: se vi va commentate con i vostri titoli 😊

Spero anche di avervi dato degli spunti di lettura per questa quarantena di cui non si sa la fine, ma che è necessario per sopravvivere e per salvare gli altri.

Quindi, anziché diventare podisti di punto in bianco, LEGGETE, LEGGETE, LEGGETE: gli esercizi potete sempre farli in casa.

“La canzone di Achille” di Madeline Miller. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

So che sono sparita negli ultimi giorni e avrei potuto usarli per scrivere recensioni di libri, ma mi sono accorta che vi ho già parlato di tutti i libri letti negli ultimi due anni e sono andata a riprendere libri che avevo letto nel 2017 o addirittura nel 2016 e di cui non ricordo quasi nulla. Perciò, non mi andava di farvi recensioni di libri di cui non ricordo nulla e andando a scopiazzare da altri. Perciò ho deciso di rendere più rade le recensioni e magari occupare gli altri giorni con book tags oppure con book challenges che in questa quarantena che ha colpito l’Italia sono perfetti per far passare il tempo.

Ma oggi, mi dedico alle recensioni, in particolare di un libro che ho amato talmente tanto che sull’aereo di ritorno dalla Scozia avevo le lacrime agli occhi.

Sto parlando di “La canzone di Achille” di Madeline Miller, edito in due edizioni, una della Sonzogno a 19€ (se lo trovate ancora in commercio) e una dalla Feltrinelli a 11€. Entrambe hanno la stessa copertina, ma cambia il formato, ma è più probabile che troviate in commercio la seconda. Ma bando alle ciance e veniamo al libro.

“La canzone di Achille” è il romanzo di esordio della Miller, che ha studiato lettere classiche in una delle più prestigiose università americane, ovvero la Brown University e ha insegnato greco e latino in molti licei americani. E come per Erin Morgenstern, anche questo romanzo è il risultato di un lavoro durato 10 anni: e per fortuna che ci ha lavorato 10 anni! “La canzone di Achille” mi ha colpito come un fulmine e mi ha lasciato folgorata anche parecchi tempo dopo la sua lettura: i miei sentimenti sono ancora sconquassati dall’estate del 2018 che sono stati ulteriormente colpiti dopo la lettura di “Circe” di cui vi ho già parlato agli albori di questo blog.

“La canzone di Achille” è la rivisitazione di una delle storie più antiche: l’Iliade di Omero che la Miller tratta con i guanti bianchi e che riporta a noi lettori in modo eccelso. Il focus – come dice il titolo – è su Achille, sin dalla sua gioventù, quindi ben prima che vada in guerra contro Troia. Ed è proprio nella sua adolescenza trascorsa sull’isola di Ftia che Achille e Patroclo si conosco e piano piano sviluppano un sentimento che va oltre la semplice amicizia e che nel film “Troy” viene minimizzato al rapporto tra due buoni amici. Beh, la loro relazioni per Omero non è stato sicuramente un problema, visto che nell’antichità l’omosessualità non era una pratica che portava all’inferno, come si ostinano a dire alcune sette religiose americane.

“La canzone di Achille” è ben equilibrata tra la parte prima della guerra di Troia e durante il suo svolgimento: la Miller dipinge sapiente i gradini che porteranno i due amanti nella guerra che li separerà definitivamente. Il racconto della loro formazione come guerrieri va di pari passo con la loro storia d’amore che continuerà anche durante il conflitto. A capitoli brevi si alternano capitoli molti più lunghi e pieni di descrizioni ed eventi che fanno proseguire la lettura in modo spedito. Io l’ho finito in una settimana, ma solo perché contemporaneamente – come mio solito – stavo leggendo un altro libro, ma se in quel momento fossi stata impegnata solo su “La canzone di Achille” lo avrei finito in due giorni, al massimo tre.

Quindi, mi sembra scontato che vi consiglio spassionatamente “La canzone di Achille” come ho fatto con “Circe”, però state attenti: Madeline Miller crea dipendenza. E dato che la Miller non è molto prolifica, vi consiglio di prenderlo a spizzichi e piccoli bocconi, altrimenti andrete in overdose di una storia stupenda che vi lascerà un segno profondo nell’anima.

Spero che possiate perdonarmi per la mia assenza prolungata, ma ci tengo molto a darvi contenuti che non siano raffazzonati o poco credibili. Quindi a breve testerò le nuove tipologie di contents di cui vi parlavo all’inizio.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto al prossimo articolo.

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BecomingaReader

Estratto di “La canzone di Achille”

Notizie dalla quarantena…

Buongiorno amanti della lettura!

Vorrei prendermi questo spazio per parlare della situazione che ormai colpisce non solo l’Italia, ma anche il resto del mondo. E anche per ribadire quello che il Governo italiano e la comunità scientifica stanno dicendo da ormai due settimane.

Come va la vostra quarantena?

Siamo alla settimana 2 di emergenza da coronavirus e mi pare che il popolo italiano sia diviso in due: al contrario di quello che consigliano le istituzioni di ogni tipo, molti stanno facendo quello che pare e piace o in certi casi stia sovrastimando questo virus creando solo allarmismo e infodemia. Dall’altra parte troviamo tutto il personale medico che si sta facendo in 4 per salvare vite e gestire un sistema sanitario che negli anni ha visto sempre ridursi i fondi. Ma ci sono anche tante persone che con piccoli gesti aiutano il prossimo. Penso alla donna che ha pagato le pizze agli infermieri di un ospedale di Lodi.

Non mi esprimo sul piano economico che ne risentirà sicuramente, ma vorrei solo dire una cosa: un mese fa nessuno poteva pensare alle conseguenze del virus quando i contagiati erano 2/3. A me pare (e lo pensa anche l’OMS) che il Governo stia reagendo velocemente a quello che sta succedendo e non capisco minimamente chi urla e scambia i ministri (l’ho visto ieri a “Propaganda Live” quando comprensibilmente presa dall’agitazione, un’operatrice turistica stava manifestando sotto al ministero dello sviluppo economico, ricoperto ora da Patuanelli, urlando a Di Maio. Ma oh!!): io mi domando se queste categorie vogliono delle misure fatte alla carlona che non potrebbero solo fare danni o dei provvedimenti ponderati che aiuteranno anche nel lungo periodo?

Anche se è palese il mio orientamento politico, questo ragionamento l’avrei fatto ugualmente anche a fronteggiare questa emergenza fosse stato il governo giallo-verde (Movimento5Stelle+Lega). Siamo in una situazione di emergenza, ma ci deve essere per forza il bastian contrario: dovremmo unirci, ma invece no. Magari mi sto sbagliando a dire ciò oppure il mio ragionamento è campato per aria: ma in due settimane si sono dovute mettere in campo misure, provvedimenti, ordinanze di cui io non ho memoria, ma che sono molto simili a quelle post WWII. Quindi, so che non avere i soldi per pagare i propri dipendenti è oggettivamente un problema molto grave, ma non siamo un Paese del terzo mondo: siamo nel G7, quindi non siamo degli idioti di prima categoria. Con le misure di tutti i partiti e con l’aiuto (si spera) delle organizzazioni internazionali, ce la faremo. E ovviamente, anche noi dobbiamo aiutarci: perciò, RISPETTATE LE REGOLE che non ripeterò mai abbastanza.

I miei due spicci sull’emergenza coronavirus li ho fatti e spero vivamente che tutti li seguano, anche per capire all’estero che non siamo dei lebbrosi e che, al contrario, il coronavirus sta toccando tutti, nessuna esclusione.

Ed è per questo (e altri motivi) che nella prima settimana di marzo mi sono fatta poco sentire: non avevo molto da scrivervi e quello che avrei prodotto non sarebbe stato un granché. Quindi vi auguro di restare in salute e vi sprono a rispettare le regole. Ma soprattutto #tuttoandràbene

Quindi, leggete e fate leggere: create iniziative per diffondere la cultura che in questo momento, al pari del turismo, ne sta risentendo molto. A Codogno (piena zona rossa) si fanno letture via Skype; spronate i vostri cinema a mettere in campo iniziative per poter guardare i film.

Spero che questi miei due cent possano essere utili e ci sentiamo presto.

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BecomingaReader

Bilancio delle letture. Febbraio 2020

Buongiorno amanti della lettura!

Buona domenica e buon inizio di mese. Siamo a marzo, ma oggi – almeno nelle mie zone – fa quel freddo che sarebbe stato più consono un mese. In ogni caso io sono rintanata in casa con la mia coperta della Feltrinelli dedicata a “Tenera è la notte” del mio amato Fitzgerald e tutto si risolve.

Come avrete potuto intuire dal titolo, oggi vi parlo del bilancio delle letture fatte nel mese di febbraio. Per i miei standard ho letto poco, ma ricapitolando con Goodreads, la situazione non è così tragica anche se in verità da alcune letture mi aspettavo molto, ma molto di più.

Andiamo in ordine cronologico.

Nell’arco di 24 ore ho iniziato e concludo un graphic novel sulla Resistenza partigiana: l’ho finito così velocemente perché non c’erano parole. Sto parlando di “’45” di Maurizio Quarello, edito da Orecchio acerbo al prezzo di 19€: in 95 pagine, l’artista mette su tela (anche se è una misura più piccola) ciò che è stata la guerra di Liberazione dal nazifascismo. Una guerra in cui sia dall’una che dall’altra parte c’erano padri, mariti, figli, fratelli, nonni, cugini, amanti e conoscenti, ma che era necessaria per il nostro Paese. E la si deve chiamare guerra perché tale è stata: non ci si deve nascondere dietro a un dito. E come in tutte le guerre ci sono morte e devastazione, ma il fascismo non poteva più essere tollerato ulteriormente: e come con i piccioni che infestavano i pannelli solari sul tetto di casa mia, a mali estremi estremi rimedi. Da antifascista ho adorato questo romanzo illustrato: disegni eleganti e forti, quasi come le fotografie che abbiamo della Resistenza.

Il secondo titolo che ho letto a cavallo di gennaio e febbraio è “Taglia e cuci” di Marjane Satrapi, edito Rizzoli Lizard al prezzo di 13€. Vi ho già parlato di questa magnifica artista in “Pollo alle prugne” e “Persepolis”: come per i due graphic novel citati, anche con questo volume la Satrapi non sbaglia. In questo caso, l’ambientazione è molto più ristretta e famigliare, ovvero il salotto della nonna in cui si sono riunite tutte le donne della famiglia per chiacchierare di qualsiasi cosa o per fare quella che loro definiscono lunga seduta di tonificazione del cuore. Tra anedotti, pensieri, opinioni, pettegolezzi e confidenza la giovane Marjane viene a conoscenza delle vite precedenti delle donne della sua famiglia che nel bene o nel male hanno formato la donna che è diventata. Lo stile di disegno è il solito della Satrapi, in bianco e nero con un tratto certo non da Michelangelo ma che si addice alla storia: a differenza degli altri lavori, i testi sono qui affidati a un corsivo molto elegante che molte volte purtroppo affatica un po’ la lettura. Questa particolarità è presente solo nella versione italiana: infatti, nelle edizioni degli altri Paesi, il lettering è molto più semplice. Ma mi è piaciuto un sacco e insieme a “’45”, “Taglia e cuci” è l’unico titolo a cui ho dato 5 stelle su 5 su Goodreads.

Veniamo ora alle note dolenti: in verità non si tratta di delusioni vere e proprie, ma di aspettative altissime che si sono infrante. Cercherò di essere veloce, ma allo stesso tempo di farvi capire che sono titoli da leggere ma con le giuste precauzioni.

Il primo libro di cui vi parlo è “La luna e i falò”, di Cesare Pavese, edito da Einaudi nella collana Super ET, al prezzo di 12€ che trovate ancora per 14 giorni al 25% di sconto e che quindi potete portarvi a casa per 9€. Sono due le precisazioni da fare: Pavese – insieme a Fenoglio e Calvino – è uno degli autori più importanti della letteratura partigiana. E quindi diversi romanzi trattano di questo periodo e di quello successivo: pertanto, il tema vi deve quantomeno interessare, altrimenti vi annoierete a morte. La seconda precisazione riguarda lo stile di Pavese che non è per tutti e non sempre è di facile lettura e comprensione: perciò se non siete dei lettori navigati, vi sconsiglio di leggere “La luna e i falò”, soprattutto senza conoscere niente su e di Pavese. Si tratta di un romanzo in alcune parti molto crudo che racconta attraverso flashback la vita di Anguilla prima del suo viaggio in America da cui se ne è andato perché, in fondo, sentiva la mancanza della sua terra natia. “La luna e i falò” recupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di liberazione, e li lega a problematiche private, l’amicizia, la sensualità, la morte, in un intreccio drammatico che conferma la sensazione di non appartenenza dell’individuo rispetto al mondo. Quindi se non siete nel mood giusto e non siete dei lettori navigati, questo non è il romanzo per voi. Ma se siete pronti e siete amanti di questo particolare tipo di letteratura, vi consiglio di leggerlo il prima possibile.

Il secondo titolo di cui vi parlo è “Binti” di Nnedi Okorafor, edito da Mondadori nella collana Oscar Vault al prezzo di 17€. Ho letto questo libro per la Diversity Reading Challenge 2020 lanciata dal sito Celebrity Readers, la quale per il mese di gennaio prevedeva la lettura di un libro ambientato in un setting con occidentale. “Binti” mi sembrava il titolo più adatto per questa challenge e ne avevo sentito parlare solo che bene in quanto ha vinto anche diversi premi molto prestigiosi. Sia chiaro, mi è molto piaciuto, ma pensavo che una volta terminato, sarei stata folgorata ma tutto ciò che mi è rimasto è un senso di WTF. Non saprei esprimere con altre parole come mi sono trovata alla fine del romanzo, concluso all’una e trenta di notte pur di levarmelo di mezzo. “Binti” si presenta come tre racconti raccolti in unico libro, anzi viene presentato come tale: in realtà si tratta di unico romanzo diviso in tre parti. Si tratta di un romanzo fantascientifico più che fantasy e ciò si sente: più che il sistema magico/credenze, si fa riferimento alla matematica e alla tecnologia, oltre che alla sempiterna battaglia tra due popoli e di cui paga le conseguenze la tribù di cui fa parte la protagonista, Binti appunto. Lei è il fulcro attorno cui ruota tutta la storia che alcune volte si incaglia in descrizioni infinite e non utili al racconto, che io ho bellamente saltato. Binti è poi un personaggio splendido e profondo, si batte per quello che vuole e che ama ma non appare come una Wonder Woman. E per fortuna, direi: a mio parere sono giuste le decisioni che la scrittrice Nnedi ha preso per lei. Tuttavia non mi ha pienamente convinto tanto da farmi staccare la mascella: una bella lettura non solo di intrattenimento in cui però le descrizioni molte volte prendevano il sopravvento sulla trama. In ogni caso ve lo consiglio se volete leggere qualcosa di autori non occidentali e ambientato in luogo che non siano gli Stati Uniti.

Estratto di “Binti”

Infine, arriviamo alla nota dolente delle letture. “Blankets” di Craig Thompson, edito da Rizzoli Lizard al prezzo di 29€: il costo così alto del graphic novel è dovuto al volume stesso, un cartonato rigido di 592 pagine. Era da anni che aspettavo di leggere questo mastodonte e dopo la fine del tirocinio trimestrale ho deciso di fiondarmici come un gatto quando vede delle tende a cui aggrapparsi. Solitamente ci impiego una settimana a leggere i graphic novel, a volte anche meno: “Blankets” mi ha occupato per la bellezza di 20 GIORNI, cosa che mi ha impedito di proseguire o iniziare altre letture. Si tratta di un graphic novel autobiografico dell’artista che si focalizza sui suoi primi 20/25 anni di vita, da quando condivideva il letto con suo fratello perché la sua famiglia non navigava in acque prospere fino a quando non conosce una ragazza al campo della chiesa. Non vi dico nulla di più sulla storia se volete leggerla: l’unica cosa che posso dirvi è che a me ha personalmente annoiato a morte. Non dico che la sua vita non sia stata travagliata – a partire dagli abusi che il baby sitter faceva su Craig e il fratello -, ma sono passati 10 giorni dalla fine della lettura di “Blankets” e non ricordo nulla. A saperlo avrei preso in prestito dalla biblioteca altri graphic novel, soprattutto per riempire il tempo chiusa in casa a causa del corona virus. Lascio a voi la scelta di cimentarvi nella sua letture e non mi esprimo ulteriormente su questo graphic novel. Dico solo che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: dopo tre letture deludenti, ero veramente in crisi e so che non è paragonabile a quella dei migranti in Siria o a quella climatica. Ma il tempo “buttato” su alcuni di questi titoli non me lo restituirà nessuno: quindi spero che marzo sia meglio sotto questo punto di vista. A fine mese vi dirò se le letture che ho in programma di fare (tutti saggi o auto/biografie).

Spero che le vostre letture siano andate molto meglio delle mie: fatemi sapere cosa avete letto a febbraio e se i titoli che avete letto vi sono piaciuti o no.

Ancora buona domenica, readers!

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Becomingareader

“1984” e “La fattoria degli animali” di George Orwell. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

E buon sabato! Siamo arrivati alla fine della settimana e alla fine del mese. E i primi due mesi dell’anno sono andati, ma che 2020! Siamo partiti con il rischio di terza guerra mondiale che DumbTrump stava quasi per scatenare e abbiamo concluso il mese di febbraio con il coronavirus che ha dimostrato come in Italia ci dividiamo tra persone razionali e egoisti ignoranti, perché è questo il Paese in cui viviamo ora e dove i due Mattei (Salvini e Renzi, ndr) ne sparano una più grossa dell’altra, anche Capitan Selfieni ha un bazooka di baggianate pronte all’uso.

Tutto questo mi ha fatto pensare a due romanzi che in qualche modo hanno previsto alcune situazioni che stiamo vivendo (o che incontreremo presto).

Sto parlando di due pilastri della letteratura distopica: “1984” e “La fattoria degli animali” di George Orwell, editi da Mondadori nella collana “Oscar moderni”, il primo a 14€ e il secondo a 12€.

Ebbene sì, oggi vi farò una doppia recensione: anche perché i due titoli sono – a mio modesto parere – collegati fra di loro. Sono due romanzi la cui trama è nota a tutti (spero). Nel caso di “1984”, Orwell ambienta la storia in un futuro in cui il mondo è diviso in tre superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Il protagonista, Winston Smith, vive e lavora in Oceania dove il potere è nelle mani del Grande Fratello che lo esercita attraverso i suoi diversi Ministeri che condizionano la vita dei cittadini. Con la sua superba maestria, Orwell narra una storia che sembra scritta negli ultimi anni, ma che invece ha visto la luce nel 1948/49: è sorprendente come abbia descritto alcune situazioni che per lui sembravano paradossali alla fine degli anni Quaranta, ma che invece si sono piano piano realizzati. In “1984” Orwell ha lanciato diversi messaggi al lettore riguardanti la comparsa sempre più invasiva della tecnologia nella vita dell’uomo, di cui rischia di diventare schiavo. Una delle scene più significative è quella in cui Winston, cercando di scoprire come fosse la vita prima del Grande Fratello, parla con un vecchio proprietario di un pub che ricorda solo frammenti del suo passato. La società totalitaria è riuscita a distruggere il passato modificando o distruggendo documenti e dati di fatto oggettivi e sia riuscita a eliminare la memoria stessa del passato disintegrando la coscienza individuale. Infatti, i cittadini accettano come “verità” qualcosa che sanno non essere vero: passivamente accettano l’esistenza di un ministero il cui unico compito è quello di cambiare quotidianamente i giornali e i libri di storia per far apparire più eroico il Grande Fratello.

“1984” ha anche un forte carattere antipolitico, pieno di odio per il tipo di governo che strumentalizza gli individui e che priva l’uomo della libertà di pensiero. Inoltre, Orwell ha voluto mandare un messaggio di ammonimento contro l’indifferenza che tollera forze che tendono ad annullare la libertà e la dignità individuale. Per Orwell, se non si combattono le ingiustizie, si rischia di essere sopraffatti da persone che non si farebbero troppi problemi nel togliere ogni diritto ai cittadini. Quindi, lo scrittore ha voluto esprimere un monito contro gli abusi di potere e le sopraffazioni mentali compiute da certe ideologie che derivano dall’accentuazione del nazionalismo e del fanatismo religioso.

Il secondo romanzo di cui vi parlo è “La fattoria degli animali”: pur rimanendo nella narrazione distopica, con questo romanzo Orwell vuole essere più satirico che in “1984” (anche perché il primo è uscito nel 1945, mentre il secondo nel 1949. “La fattoria degli animali” è da considerarsi un’allegoria di come si è arrivati alla Rivoluzione russa e poi alla dittatura staliniana: Orwell era un socialista democratico e fu critico nei confronti di Stalin e ostile allo stalinismo. Orwell sapeva che l’Unione sovietica era divenuta una dittatura brutale, edificata sul culto della personalità e retta da un regno del terrore. La vicenda raccontata da Orwell si svolge all’interno della fattoria padronale di Coltivatore Jones, un fattore perennemente ubriaco che, spesso e volentieri, maltratta le proprie bestie. Una sera gli animali, stanchi di essere sfruttati dal loro padrone, indicono una riunione in cui a prendere voce è un anziano maiale, Vecchio Maggiore, da tutti ammirato e stimato. Dopo aver raccontato agli altri animali il suo sogno, in cui tutti venivano liberati dalla schiavitù dell’uomo, Vecchio Maggiore si lancia in un appassionato discorso, in cui esorta gli altri animali ad unirsi tra di loro e ribellarsi al proprietario oppressore in modo che, in un futuro prossimo, possano essere liberi. Purtroppo, Vecchio Maggiore muore e la sua eredità viene raccolta da tre giovani maiali – Napoleon, Palla di Neve e Clarinetto – che riescono a portare a compimento la ribellione, cacciando Coltivatore Jones e gli esseri umani dalla fattoria, prendendone il possesso. Ormai di proprietà degli animali, la Fattoria inizia rapidamente a progredire grazie alla collaborazione e al duro lavoro di ognuno. Piano piano, però, i maiali iniziano ad acquisire sempre più potere, creando un netto distacco tra la loro categoria e quella degli altri animali, nonostante nel luogo di ritrovo sia appeso un cartello con scritto “Tutti gli animali sono uguali”. Perciò, la fattoria è passata da una condizione di schiavitù ad un’altra, in cui però c’è una differenza: gli animali che non sono maiali sono illusi dagli ideali utopici della rivoluzione.

Oltre alla critica del totalitarismo, “1984” e “La fattoria degli animali” sono accomunati dalla denuncia della perenne violenza e arroganza del Potere. Attraverso un registro satirico o uno più critico, Orwell offre una panoramica su quelli che erano gli ideali utopici della rivoluzione russa, basati sul marxismo e quindi su un sogno di uguaglianza; ma in generale, i due romanzi possono essere letti come allegoria di tutte le rivoluzioni, che trasformandosi in un regime vengono alla fine tradite.

Con grande padronanza della scrittura e di vari generi letterati e come nelle favole di Esopo e Fedro, Orwell utilizza degli animali e una presenza invisibile come metafore di eventi e della realtà su cui lo scrittore vuole che tutte le generazioni non chiudano un occhio, ma al contrario siano sempre all’erta e combattano in nome della libertà in ogni sua forma.

Credo, anzi sono certa, che “1984” e “La fattoria degli animali” – insieme ad altri titoli iconici come “Lo straniero” e “La peste” di Camus – oggi siano come mai attuali in questo periodo in cui crisi di vario tipo si susseguono una dietro l’altra senza sosta. A gestire però non sempre si hanno delle persone adeguate e quindi ci possiamo trovare con dei Napoleon, Palla di Neve e Clarinetto che per qualche punto percentuale in più nei sondaggi sparano baggianate, spesso con un bazooka che crea più danni che altro. Dobbiamo stare attenti ai nostri diritti perché non dobbiamo darli per scontati e acquisiti e dobbiamo combattere per tenerceli stretti.

Pertanto, per me è inconcepibile che al mondo ci siano persone che non abbiano letto questi due romanzi.

Stiamo vivendo in un’epoca in cui non riusciamo ad adattarci alle tecnologie o alle tendenze, in cui ci preoccupiamo più di fare scorte alimentari quando non ce n’è bisogno piuttosto che cambiare il nostro stile di vita per aiutare l’ambiente, in cui si fanno soldi andando in tv a programmi come “Ex on the beach” in cui non ci si fa problemi a mostrare la propria vita privata ma sopratutto la propria ignoranza. Non è questo il mondo in cui voglio vedere crescere i futuri figli, e farò di tutto perché crescano con una coscienza civile e critica forti.

Ok, la mia filippica è finita. Ma vi prego: leggete “1984” e “La fattoria degli animali”.

Vi farò solo che bene.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

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Becomingareader

Estratto di “1984”

Estratto di “La fattoria degli animali”

“L’avversario” di Emmanuel Carrère. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

Come va la vostra reclusione da corona virus (se abitate in Lombardia)? La mia vita va avanti come prima perché ho scelto da tempo immemore il life style da eremita.

Io sto cercando di sfruttare la quarantena forzata per portarmi avanti con i libri che ho in lettura al momento, anche se alcuni me li sto tirando avanti da quasi due mesi. Spero che a Marzo la mia velocità di lettura aumenti perché secondo i miei standard sto andando veramente a rilento e questa cosa mi crea un po’ di ansia.

Ma veniamo alla recensione.

Oggi vi parlo di uno dei romanzi che mi ha sconvolto di più, ovvero “L’avversario” di Emmanuel Carrère, edito da Adelphi al prezzo di 17€. E questo libro li vale tutti

Se conoscete l’autore saprete che è uno dei pochi che riesce a spaziare dalla fiction, al saggio, alla biografia sempre con grande successo.

“L’avversario” non è un semplice romanzo, bensì è un romanzo-verità che si ispira alle vicende di Jean-Claude Romand, che segnarono la cronaca francese nei primi anni Novanta: il 9 gennaio 1993 Romand, affermato medico e padre di famiglia, compie una strage, uccidendo sua moglie, i suoi due figli, i suoi genitori e il loro cane, cercando poi di suicidarsi. Dicendovi questo non vi faccio spoiler, bensì è la cornice del racconto che Carrère restituisce con questo libro. Lo scrittore lesse la notizia sui giornali dell’epoca e rimase profondamente colpito dall’efferatezza e dalla crudeltà del crimine commesso da Romand, che tutti descrivevano come un uomo “normale e tranquillo” (della serie “Salutava sempre i vicini”). Affascinato dalla vicenda, Carrère decise di contattare Romand per cercare di capire la dinamica della vicenda e per scriverne eventualmente un libro. Dopo una lunga attesa, il pluri-omicida rispose a Carrère, accettando di incontrarlo, in forza del fatto che uno scrittore potesse aiutarlo a capire il crimine commesso. Da qui comincia un viaggio che portò Carrère a seguire le udienze del processo e ad intrattenere diversi colloqui e una corrispondenza epistolare con Romand, anche dopo la sentenza.

Parlando della creazione de “L’avversario” , Emmanuel Carrère si pose la questione di come strutturare la narrazione. Inizialmente tentò di narrare la vicenda come se l’autore non ne facesse parte, ispirandosi a “A sangue freddo” di Truman Capote: decise infine di narrare la vicenda in prima persona, a suo nome, narrando le proprie esperienze di investigatore e di narratore. E scelta migliore non fu più che azzeccata: se fosse stato un semplice racconto dal POV dell’assassino il libro avrebbe perso gran parte della sua forza.

Emmanuel Carrère cerca di ricostruire il movente e la personalità di Jean-Claude Romand: i genitori avevano insegnato a Jean-Claude l’imperativo di non mentire, ma Jean-Claude inventò la prima menzogna già da adolescente. Si iscrisse poi alla facoltà di medicina, contro il parere dei genitori che desideravano scegliesse una carriera nel settore agrario per gestire i terreni di famiglia: probabilmente Jean-Claude decise di andare contro la sua famiglia in quanto attratto dal ruolo sociale dei medici e dal desiderio di conoscere le malattie. Ma a menzogna più importante e che segnerà non solo la sua vita, ma anche quella di tutte le persone che lo circondano. Alla fine del secondo anno di università non si presentò agli esami, ma disse a casa che li aveva superati ed era stato ammesso al terzo anno. Da allora fu obbligato a condurre una vita immaginaria, con il terrore costante di essere scoperto, preoccupandosi di come trascorrere il tempo che avrebbe dedicato allo studio o al lavoro, e di come portare il pane in tavola nonostante la mancanza di un lavoro.

L’autore cerca di immedesimarsi nell’assassino, ma soprattutto cerca di creare un rapporto alla pari con Jean-Claude Romand: questo aspetto a molti non è piaciuto, a me sinceramente è quello che ha fatto amare alla follia “L’avversario”. Carrère non sta raccontando di un serial killer alla Ted Bundy che ha la coscienza civile di un termosifone e l’empatia non la vede nemmeno con il bincolo: lo scrittore francese vuole restituire la storia di un uomo che si è creato la sua prigione ancora prima di arrivarci per davvero. Da una bugia quasi innocente si è creata una situazione che ha pesantemente influito sulla sua vita, ma soprattutto sulla sua psiche: ora, non mi ritengo una criminologa esperta da premio Nobel, ma penso che chi ne sa, concorderà con me se dico che Jean-Claude Romand è sua volta vittima del crimine che ha commesso. Non è facile ammetterlo perché nella stra grande maggioranza dei casi si è dalla parte delle vittime – ed è giusto così – e anche i tg e i quotidiani creano una storia commovente intorno ad esse. Ma molto spesso non ci si sofferma su chi ha commesso il crimine: negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente vari tipi di format (libri, serie tv, film, docu-serie, documentari) sui serial killer e in generale sul true crime. Emmanuel Carrère ci è arrivato prima di tutti agli inizi del nuovo secolo.

“L’avversario” non è un libro facile, ma del resto quando Carrère scrive romanzi-verità su persone realmente esistite, il rischio che non sia totalmente oggettivo c’è sempre: penso solo ad un altro romanzo-realtà incentrato su una figura realmente esistita, ovvero “Limonov”, in cui Carrère ricostruisce la personalità spumeggiante e variopinta di Eduard Limonov, appunto. Ma penso che la bravura di Carrère stia proprio in questo sbilanciarsi verso individui non propriamente raccomandabili e di cui vuole restituire un’immagine diversa da quella dipinta dai mezzi di informazione e dalla società

“Quando entrava in scena nella sfera privata, tutti pensavano che avesse appena lasciato un’altra scena, dove svolgeva un altro ruolo – quello dell’uomo importante che gira il mondo, frequenta i ministri, viene invitato a cene ufficiali in sontuose dimore -, ruolo che uscendo sarebbe tornato a interpretare. Invece non esisteva un’altra scena, un altro pubblico davanti al quale recitare quell’altro ruolo. Fuori, era completamente nudo. Tornava all’assenza, al vuoto, al nulla che per lui non costituiva un incidente di percorso ma l’unica esperienza della sua vita. La sola che abbia mai conosciuto, credo, anche prima di ritrovarsi al bivio.”

Se siete “appassionati” di true crime e volete approcciarvi ad Emmanuel Carrère, “L’avversario” è il libro che fa per voi, con l’avvertenza che non leggerete un resoconto di accusa nei confronti di Jean-Claude Romand assassino, bensì il tentativo di restituire il Jean-Claude Romand persona, vittima della sua stessa bugia.

Bene, spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

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Becomingareader

Estratto di “L’avversario”

“Lucky” di Alice Sebold. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

Scusate l’assenza prolungata, ma tra cinema, coronavirus e stanchezza precoce, mi hanno fatto saltare diverse recensioni. In più ho preferito leggere i libri che ho dato che le biblioteche sono chiuse per tutta la settimana.

Beh, recupero oggi con un romanzo di cui vi avevo accennato proprio nella recensione di venerdì scorso.

Sto parlando di “Lucky” di Alice Sebold, edito – come “Amabili resti” – da Edizioni e/o al prezzo di 9,90€.

Questa storia, se possibile, è ancora più cruda del primo lavoro di Alice Sebold perché narra la vicenda più terribile che possa accadere ad una donna: essere violentata. A 19 anni, durante il college, Alice fu stuprata e durante la deposizione il poliziotto le disse: “Sei fortunata. Una ragazza fu stuprata e smembrata in quel luogo tempo fa”. La cosa peggiore da dire ad un vittima di violenza sessuale soprattutto se a dirla è qualcuno che fa parte di quelle forze dell’ordine che dovrebbero cercare giustizia per la vittima.

Per questo “Lucky” è un titolo complesso in quanto è sia la testimonianza di prima mano di un crimine e delle sue conseguenza, sia il racconto autobiografico di Alice Sebold stessa, prima e dopo aver subito la violenza.

Con la stessa forza con cui ha scritto la storia inventata di Susie in “Amabili resti”, Alice Sebold restituisce una narrazione senza sconti: dal buio della galleria abbandonata cosparsa di cocci e bottiglie rotte dove è stata violentata, mentre attraversava il parco diretta al pensionato studentesco, Alice Sebold consegna un racconto di un trauma violento che imprime un segno fondamentale nella sua vita, trascina il lettore in una esperienza sconvolgente. Alice non tralascia alcun particolare, non solo della violenza subita, ma anche dei meccanismi psicologici, sociali, familiari, che modificano la percezione del mondo, di se stessa e le relazioni con gli altri.

Nella prefazione alla nuova edizione di Lucky Sebold invita i lettori a non leggerla come una storia di trionfo, ma tenendo in considerazione il ruolo che la fortuna ebbe in tutta la vicenda:

«Prendete lo stesso identico caso e provate a invertire i ruoli. Esempio: lo stupratore è un professionista bianco appartenente alla classe media o alta e proviene da una famiglia rispettabile. Violenta una prostituta filippina transessuale in una camera d’albergo. Il delitto è esattamente lo stesso, ma le possibilità che l’imputato venga condannato? Nemmeno lontanamente paragonabili. Uno studente maschio di un’università d’élite viene aggredito dai membri di una confraternita d’élite e sodomizzato con una bottiglia di Jack Daniel’s. Che probabilità ci sono che i colpevoli vengano condannati se la vittima ha abbastanza coraggio da farsi avanti? Ditemelo voi».

Questa è la prefazione: pensate al resto del libro e del racconto. Non è facile leggere “Lucky”, soprattutto se si è donne: non si può non apprezzare il gesto e la forza che Alice Sebold ha avuto nel raccontare un trauma che forse non ha ancora completamente superato. Ma come dice lei stessa, non ha voluto scrivere questo romanzo per esorcizzare il trauma o per condannare l’intero genere maschile: è il racconto della sua vita che è comunque andata avanti dopo la violenza.

Ciò che personalmente ho apprezzato di più in “Lucky” è stata la veridicità e la schiettezza con cui Alice Sebold ha raccontato la sua storia: l’autrice lo ribadisce spesso, quando si parla di stupro si cerca spesso di utilizzare giri di parole, come ad esempio “un terribile avvenimento”, “un brutto trauma”. Se si parla del tema aggirandolo, queste violenze non verranno mai sconfitte: non si può avere paura di pronunciare la parola “stupro”, altrimenti non si potrà mai combatterlo seriamente. L’intento della scrittrice è quello di trasmettere questo messaggio senza filtri.

Nella nuova edizione – come riporta la copertina – sono presenti una ventina di pagine aggiuntive alle 313 della precedente: infatti, è presente un piccolo saggio della stessa Sebold sulla violenza contro le donne. Io purtroppo non ho avuto modo di leggere “Lucky” nella nuova edizione, ma è mia ferma intenzione recuperarla.

Come si può intuire, “Lucky” mi ha colpito nel profondo, lasciando un universo di pensieri che difficilmente se ne andranno: e sono passati 3 anni dalla sua lettura. Quindi, è scontato dirvi che che vi consiglio spassionatamente questo libro e di recuperarlo in qualche modo (se abitate in Lombardia, non vi dico in biblioteca perché sono chiuse fino al 1 marzo, se non oltre), ma leggetelo.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

Read, love, be a better reader 🌻

Becomingareader

Estratto di “Lucky”

“Amabili resti” di Alice Sebold. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

E buon venerdì!!!

L’ho già detto che questa settimana è passata molto velocemente? Lo ribadisco. Forse mi sembra che sia passata come un battito di ciglia perché, ahimè, ho letto veramente poco in questi 7 giorni. L’unica lettura che portato a termine (e con fatica) è “Blankets”, graphic novel scritto e disegnato da Craig Thompson. Dopo aver messo da parte i TRE (sottolineo tre) titoli che avevo preso in prestito dalla biblioteca, mi sono buttata su quelli che ho acquistato nei mesi scorsi e almeno loro mi stanno dande delle gioie. Ora aspetto altri due libri – sempre dalla biblioteca – di cui ho sentito solo parlare bene. Speriamo in bene 🤞

Ma veniamo alla recensione di oggi.

Ho deciso di parlarvi di un libro molto forte che vi consiglio solo se avete uno stomaco forte e autocontrollo. Mi riferisco ad “Amabili resti” scritto da Alice Sebold, edito da Edizioni e/o al prezzo di 9,90.

Questo titolo è ormai noto a tutti – anche grazie al film di Peter Jackson, che ha catturato perfettamente il limbo in cui si trova la protagonista. Susie, 14 anni, è stata uccisa da un uomo che abita a due passi da casa: sembra un uomo qualunque, ma in verità è un serial killer. Quest’uomo ha abilmente adescato Susie e dopo averla stuprata, la fa a pezzi e nasconde i resti del cadavere in cantina. L’aspetto più forte e che scuote i sentimenti è il racconto affidato alla voce di Susie, che segue la vita della sua famiglia e di chi l’ha conosciuta da un cielo separato dalla Terra. Ma Susie non è semplicemente un angelo custode: infatti, si trova in un limbo che potrà lasciare solo quando sarà sicura che la sua famiglia possa vivere in pace e tranquillità. Per questo motivo, Susie vuole raccontare al lettore chi sia il suo assassino, come procedono le indagini e come si concluderà l’intera vicenda: è questo espediente narrativo che a mio parere aumenta la partecipazione emotiva di chi sta leggendo. Insieme a lei, il lettore vuole sostenere suo padre che capisce chi è il vero assassino e cerca di far venire a galla la verità.

“Amabili resti” è un romanzo che commuove senza mai indulgere a sentimentalismi perché Alice Sebold sa bene come gestire le parole e i momenti, oltre a sapere in prima persona cosa si prova ad essere stuprate in quanto lei stessa ne è stata vittima (e di cui ha scritto in “Lucky” e di cui vi parlerò più avanti). Con forza e delicatezza al tempo stesso, Alice Sebold riporta al lettore le vite dei famigliari e degli amici di Susie, spezzate dalla sua tragica scomparsa.

“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere”

Questo è l’incipit del romanzo che non lesina e non cerca di addolcire ciò che si andrà a leggere: ed è questo il pregio di “Amabili resti”. Alice Sebold non vuole raccontare semplicemente un crimine, ma riportare anche ciò che succede a chi conosce la vittima: perché i tg e i quotidiani non riportano mai le conseguenze di un crimine sulla famiglia della vittima, ma fanno molto spesso sciacallaggio mediatico. L’ abilità della scrittrice sta, oltre nel riuscire a tenere il lettore incollato alle pagine, soprattutto nel trattare temi pesanti e molto delicati con estrema semplicità. Si è di fronte a due tipologie differenti di vittime: da un lato chi se ne va e dall’altro chi resta che Alice Sebold ha restituito con estrema delicatezza pur narrando una vicenda molto cruda e triste.
Personalmente ho apprezzato la visione che “Amabili resti” dà del rapporto che intercorre tra i morti e i vivi: Susie non abbandonerà mai le persone che l’hanno amata, protetta e rispettata in vita.
Perché Susie è lo spirito e l’anima di tutti coloro che tutti noi abbiamo perso in questa vita e continuerà ad aleggiare intorno a noi, per sempre.

Ho amato “Amabili resti” fin dalla prima pagina: l’ho trovato scorrevole ma allo stesso tempo costruito su grandi tematiche come la famiglia, la morte, il dolore, la perdita. Mi ha fatto riflettere sul’ importanza della famiglia e dei vari ruoli al suo interno e che molte diamo per scontati (io stessa in primis).


“Amabili resti” è un libro particolare come pochi che lascia una traccia nel cuore che non mi resta da consigliarvi, ripetendo l’avvertimento che ho fatto all’inizio: non pensate di legge un giallo alla Agatha Christie o un thriller qualsiasi. Preparatevi psicologicamente e fisicamente perché vi lascerà un peso sull’anima. E se sopravvivrete al libro, vi consiglio anche l’omonimo film diretto da Peter Jackson (e che trovate su Netflix) e con una formidabile (e giovanissima) Saorsie Ronan.

Read, love, be a better reader 🌻

BecomingaReader

Estratto di “Amabili resti”