"La vedova Van Gogh" di Camilo Sanchez. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

Siamo al 6 di febbraio e non so come interpretare questa cosa: è arrivato troppo in fretta o il tempo sta scorrendo tremendamente a rilento? Non saprei: l’unica cosa di cui sono certa è che ho 8 titoli – tra romanzi e graphic novel – che mi guardano dal comodino accanto al letto.

Il libro che dovevo leggere per la #DiversityRC20 nel mese di gennaio, me lo sto tirando dietro come 5 esami nella sessione breve di due settimane. Quindi il titolo che avevo pensato per febbraio slitterà a data da definirsi e spero di recuperare a marzo. In ogni caso “Binti” di Nnedi Okorafor rientra anche nella challenge di febbraio. Perciò non mi sento tanto in colpa 😂.

Dopo questo breve aggiornamento di lettura, procediamo spediti con la recensione di oggi.

Non so da dove partire per parlarvi di “La vedova Van Gogh” scritto da Camilo Sanchez, edito da Marcos y Marcos al prezzo di 16€.

Il libro di Sanchez è una via di mezzo tra il romanzo, il diario e la biografia, in quanto veniamo a conoscenza di quella grandissima donna che ha permesso a tutto il mondo di conoscere le opere del pittore olandese. “La vedova Van Gogh” non è però la moglie dell’artista, bensì la cognata che ha sposato l’amato fratello di Vincent, Theo. Lo stretto legame tra i due non si scioglierà nemmeno dopo la morte del pittore, anzi dopo solo pochi mesi Theo morirà, forse di crepacuore per la perdita del fratello. Rimasti soli al mondo, Johanna e il figlio avuto con Theo – e che si chiama Vincent in onore dello zio – ritornano in Olanda dopo aver vissuto a Parigi con le 200 tele di Vincent che il fratello Theo aveva conservato accuratamente. Johanna e Theo si sistemano a Bussum, un paese a 25 km da Amsterdam e piano piano la vedova Van Gogh riallaccia i contatti che aveva nel mondo dell’arte affinché possano far circolare le opere del cognato Vincent. Inoltre, si è dedicata assiduamente alla pubblicazione della corrispondenza dei due fratelli, che oggi possiamo avere in tutte le lingue del mondo proprio grazie a Johanna che le curò e le fece pubblicare in tre volumi, in modo che il genio di Vincent non rimanesse confinato ai pochi che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Johanna è la figura centrale anche per quanto riguarda la diffusione delle opere del cognato: infatti, molte retrospettive sull’autore sono state possibili solo grazie alle donazioni che Johanna ha fatto. E forse è anche merito suo se oggi ad Amsterdam esiste un museo dedicato a Van Gogh.

Come dicevo “La vedova Van Gogh” è una via di mezzo tra il romanzo, il diario e la biografia: Camilo Sanchez è stato geniale nel fondere questi tre generi, usando stralci del diario di Johanna – che durante il matrimonio aveva smesso di tenere, ma che dopo la morte del marito ha ripreso in mano -, che restituisce non solo la vita di Johanna, ma anche di Vincent, che pur non essendoci fisicamente (in quanto il libro si apre con la notizia della morte del pittore), pregna le pagine della sua presenza.

“La vedova Van Gogh” è anche un affresco della società middel-nord europea a fine Ottocento, che sta cominciando a essere scossa dai primi movimenti femministi e che non vede di buon occhio le donne che vogliono avere un lavoro oltre a quello di madre. Per provvedere a suo figlio, Johanna apre una pensione alle porte di Amsterdam e per arrotondare compie delle traduzioni di alcuni racconti. A ciò si aggiunga la sua missione di filantropia nei confronti del cognato Vincent. Ma non pensate che Johanna fosse una Wonder Woman che ha precorso i tempi: in alcuni momenti, lo sconforto prende il sopravvento e si infuria figurativamente con Theo per averla lasciato sola con un figlio da crescere. Infatti, come scrive lei stessa:

È così. Ora posso perfino scriverlo senza tristezza: il vero amore della vita di Theo è stato Van Gogh.
Né io né mio figlio siamo riusciti a cambiare il suo destino. Ma non mi si chieda di comprendere questo genere di amore incondizionato, che li ha trascinati alla morte.

Si legge in un soffio, ma non si finisce a cuor leggero: se conoscete Van Gogh anche solo per il nome, “La vedova Van Gogh” scaverà un tunnel profondo nel vostro cuore, metterà le tende e ci rimarrà per sempre. Almeno, nel mio caso è ciò che è accaduto. Da amante della pittura di metà-fine Ottocento, un libro su Van Gogh e la donna che ci ha permesso di conoscerlo e amarlo doveva entrare per forza nella mia libreria. E non solo.

Sì, lo ammetto. Alla fine del libro ero commossa e sull’orlo del pianto perché ancora non mi capacito che un genio simile sia stato su questa terra e che sia stato emarginato dalla società solo a causa della sua malattia.

Mi sembra palese che vi consiglio di recuperare quanto prima “La vedova Van Gogh” e di leggerlo assolutamente. Non lo paragono ai grandi romanzi classici, ma per chi ama l’arte e in particolare Van Gogh, è uno dei tre titoli imprescindibile da avere.

Non saprei nemmeno dirvi quale sia la migliore trasposizione cinematografica della vita di Vincet: guardatele tutte! Ognuna di esse vi restituirà un aspetto o una caratteristica di uno dei pittori più geniale che abbiamo avuto e che non avremmo mai potuto conoscere senza il lavoro e lo sforzo di Johanna.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

Read, love, be a better reader 🌻

BecomingaReader

Estratto di “La vedova Van Gogh”

Pubblicato da BecomingaReader

Adoro leggere da sempre, da quando gli unici libri che avevo erano quelli del Battello a Vapore fino ad ora, tra fiction, saggi, graphic novel.

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