"Le città invisibili" di Italo Calvino. Recensione

Buongiorno amanti della lettura !!!

Oggi è venerdì!!!

Ok, per me è venerdì dal 28 gennaio, ultimo giorno del tirocinio, ma è un dettaglio. Però per me il fine settimana è sempre stato il momento preferito per immergermi nella lettura, circondata da libri e graphic novel, con una coperta calda. Tipo Sheldon.

Ma non perdiamoci in chiacchiere e procediamo con la recensione di oggi.

Poter finalmente parlare di Italo Calvino è bellissimo: consigliare uno scrittore come lui è come fare un’opera di bene (quasi). Calvino è uno dei capisaldi della letteratura italiana che dovrebbe essere nelle librerie di tutti.

Oggi vi parlo di “Le città invisibili” , edito da Oscar Mondadori in due edizioni molto belle che vi ho messo entrambe qui sopra: quella sulla sinistra viene 9€ (ma è abbastanza introvabile se non in biblioteca), mentre la seconda a 12€ (che su Amazon trovate a 10,20€ e vi consiglio di approfittarne prima che entri in vigore la legge appena approvata “per la promozione della lettura” che taglia lo sconto sui libri dal 15% al 5%). Finito il momento Mastrota.

In “Le città invisibili” ci troviamo di fronte al Calvino più onirico, ma non solo: negli anni Settanta Calvino sperimenta varie tecniche combinatorie, influenzato dalla semiotica e dallo strutturalismo.  Per lo scrittore – nato a Cuba, ma cresciuto in Italia – è necessario rendere visibile la struttura della narrazione, per accrescere il grado di consapevolezza dei lettori stessi.

La produzione di Calvino negli anni Settanta era ormai affermata e quindi chi poteva impedire ad un autore come lui di sperimentare? Dal neorealismo (partigiano), Calvino passa al fantastico e infine alla combinazione, in cui il lettore non deve semplicemente leggere una storia, ma deve “giocare” con lo scrittore, ma soprattutto deve cercare le combinazioni linguistiche e stilistiche, che Calvino ha nascosto nell’opera. Il fil rouge di “Le città invisibili” è il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan (nella realtà discendente di Gengis Kan e Imperatore dei Mongoli), che interroga l’esploratore italiano sulle città del suo immenso impero. La trama non è molto complessa, ma non è questo il punto su cui Calvino ha voluto puntare: la forza di “Le città invisibili” sta nella sua struttura. Il gioco combinatorio è dato un semplice espediente: ogni capitolo è introdotto e chiuso da un dialogo in corsivo tra Marco Polo e Kublai Khan, che forma la cornice di ogni capitolo in cui le 55 città esplorate da Marco Polo hanno tutte un nome di donna.

Ma il gioco combinatorio di “Le città invisibili” non è semplicemente un espediente narrativa – che anzi vuole rendere visibile la struttura stessa del romanzo. Le città che Marco Polo presenta a Kublai Khan non esistono tranne che nell’immaginazione dell’esploratore, vivono solo all’interno delle sue parole. Quindi, la narrazione per Calvino può creare dei mondi ma non può distruggere l’inferno dei viventi di cui parla alla fine:

<< Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio. >>

L’unico modo per combattere l’inferno dei viventi che circonda l’uomo è valorizzare quello che inferno non è: la forma che questo inferno assume può essere diversa per ognuno di noi. Ma la soluzione è la stessa per tutti noi: trovare quella cosa che in un mare di confusione, tristezza o quant’altro, ci aiuta a prendere una boccata d’aria salvifica.

Quindi non mi resta che consigliarvi con tutto il cuore “Le città invisibili”, ma con una postilla ovvero di leggerlo solo dopo aver letto le opere precedenti di Calvino. Anche se si tratta della terza parentesi stilistica dello scrittore, approcciarsi a questo autore con il romanzo di cui vi ho parlato è come fare le guide prima della patente con una Ferrari. Calvino è un autore da approcciare con calma e polso, altrimenti si viene travolti da uno stile e dalle storie che corrono il rischio di non essere comprese appieno.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

Read, love, be a better reader 🌻

BecomingaReader

Estratto di “Le città invisibili”

Pubblicato da BecomingaReader

Adoro leggere da sempre, da quando gli unici libri che avevo erano quelli del Battello a Vapore fino ad ora, tra fiction, saggi, graphic novel.

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