"Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino. Recensione

Buongiorno amanti della lettura e buon sabato!!!

Non so voi, ma oggi per me è una gran bella giornata: ho finalmente trovato uno zainetto che soddisfa tutti i criteri che stavo cercando, nel pomeriggio guarderò due delle partite del 6 Nazioni che mi interessano di più e sto cantando a squarciagola “I’m gonna love me again” di Elton John in previsione di domani notte, quando si esibirà sul palco del #Oscar2020.

Ok, messe insieme queste cose non avranno molto senso per voi, ma hanno dato quel hype in più alla mia giornata e ho un sorriso a 32 denti. Ma a tutto ciò aggiungo che oggi vi recensirò uno dei miei libri preferiti in assoluto e di un autore che vi ho presentato giusto ieri.

Infatti, oggi vi parlerò di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” sempre del mio amato Italo Calvino, edito da Mondadori in due edizioni: quella sulla sinistra (che è quella che si trova più facilmente in commercio) viene 14€, mentre quella a destra (più “vecchia” quindi trovabile in biblioteca o al Libraccio), viene 11€. E finché gli sconti anche sugli store online non verranno tagliati dal 15% al 5%, vi consiglio di acquistarlo.

Ma non perdiamoci in chiacchiere e veniamo al romanzo, perché sento che sarà una cosa lunga in quanto ho amato profondamente questo libro e mi ha coinvolto, anche per il fatto che mi è fruttato un 30 e lode nell’esame di semiotica durante la laurea magistrale. Infatti, “Se una notte d’inverno un viaggiatore” è l’esempio perfetto di metanarrativa e di saggio – sotto forma di romanzo – sulle varie tecniche di scrittura. Ok, mi taccio e inizio.

“Se una notte d’inverno un viaggiatore” uscì nel 1979 e rientra appieno nel periodo combinatorio di Italo Calvino, ma è un romanzo che racchiude la riflessione dell’autore sulla storia e sulla società contemporanea ed è il più metanarrativo di Calvino, in cui mette a nudo i meccanismi della narrazione e avvia un ragionamento sulla scrittura e sul rapporto – importantissimo per Calvino – tra lo scrittore e il lettore.

La storia vede al centro il Lettore (con la “l” maiuscola) che sta cercando di leggere un romanzo che è appunto “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, ma che per diverse ragioni non riesce a proseguire e si trova a leggere sempre un altro libro (questa situazione la capisco perfettamente). Questa all’apparenza semplice trama nasconde in verità il centro della riflessione di Calvino, ovvero le molteplici possibilità offerte dalla letteratura che non potranno mai restituire completamente una conoscenza completa della realtà. Quindi “Se una notte d’inverno un viaggiatore” è un metaromanzo, ovvero che investiga la sua stessa natura.

Come per “Le città invisibili”, ci troviamo di fronte a una suddivisione in capitoli (per la precisione undici), dieci dei quali sono inseriti in cornici, che iniziano con incipit di altrettanti romanzi. Alla fine della lettura, presi tutti in sequenza e aggiungendo un frase, si ottiene l’incipit di un altro libro.

Parallelamente si sviluppa la storia del Lettore (chiamato così per tutto il romanzo) che, oltre a essere impegnato nella lettura, incontra lungo il percorso Ludmilla (la lettrice) con cui instaura una relazione che tra alti e bassi, ci accompagna per tutta la storia. Non vi dico nulla di più sulla trama perché altrimenti vi racconterei il romanzo.

L’aspetto su cui mi voglio soffermare è proprio il lavoro che Calvino ha messo in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Durante una conferenza a Buenos Aires nel 1984, l’autore stesso disse:

«È un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro.»

A molti “Se una notte d’inverno un viaggiatore” sembrerà un puro esercizio di stile di Calvino, ma per chi ama la letteratura, la costruzione di una storia e soprattutto i romanzi che parlano di e su sé stessi, allora questo romanzo è IL libro. Non può essere uno fra i tanti un libro che inizia in questo modo:

«Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla: di là c’è sempre la televisione. Alza la voce, se non ti sentono: Sto leggendo! Non voglio essere disturbato! Forse non ti hanno sentito con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! O se non vuoi dirlo, speriamo che ti lascino in pace. »

Ditemi dove si può trovare uno scrittore che con tanta naturalezza può iniziare un romanzo in questo modo. Da subito ci si può immedesimare nel Lettore che si accinge a leggere “Se una notte d’inverno un viaggiatore “, lo stesso romanzo che stiamo per leggere noi. Ma quando, come lui, iniziamo ad entrare nel vivo della storia, questa s’interrompe e con lui cominciamo un’avventura per risalire al romanzo originale. E fidatevi quando vi dico che è un’esperienza che vi terrà incollati alle pagine e da cui sarà difficile staccarsi.

Nonostante “Se una notte d’inverno un viaggiatore “ si possa definire un romanzo di incipit, l’opera di Calvino ha una finale ben definito. Ma chi non è nuovo allo stile dell’autore, sa perfettamente che Calvino è sempre stato uno scrittore di paradossi ed è attraverso di essi che cerca di descrivere la realtà. Senza dubbio in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” questo processo è più faticoso non solo per lo scrittore, ma anche per il lettore che viene comunque aiutato in quanto Calvino descrive luoghi e situazioni che fanno parte della vita quotidiana. E così, in questo «romanzo della teoria del romanzo», il Lettore che tradizionalmente occupa la posizione finale nella catena comunicativa, si trova in contatto immediato e senza filtri con un anonimo Narratore.

Seppur concludendo “Se una notte d’inverno un viaggiatore” nel modo più tradizionale possibile , Calvino non ritorna al racconto romanzesco: la storia che il Lettore finisce di leggere nel letto matrimoniale è la sua storia, di lui che legge di come sta leggendo, ovvero: la storia del lettore che è letto. E il romanzo di Calvino si fa così «metafora della letteratura».

Se dopo la fine di questa recensione vi sentite un po’ come nel film di Christopher Nolan “Inception”, tranquilli, è l’effetto che Calvino fa a tutti con “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Dopo questo monologo quasi infinito, non mi resta che consigliarvi spassionatamente questo romanzo e di leggerlo assolutamente: se avrà su di voi anche solo un centesimo della reazione che ha avuto su di me, sarete fortunati ad averlo nella vostra libreria (sia fisica che mentale).

Spero che nonostante la lunghezza questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

Read, love, be a better reader 🌻

BecomingaReader

Estratto di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”

Pubblicato da BecomingaReader

Adoro leggere da sempre, da quando gli unici libri che avevo erano quelli del Battello a Vapore fino ad ora, tra fiction, saggi, graphic novel.

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