"Peppino Impastato: un giullare contro la mafia" di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. Recensione

Buongiorno amanti della lettura e buona domenica!!!

La recensione di oggi spero sia più breve di quella di ieri, anche perché devo immagazzinare molte ore di sonno visto che stanotte ci sono gli #Oscar2020 e io come da 6 anni a questa parte, resto sveglia la notte. E questa edizione sarà particolarmente avvincente (non per quanto riguarda gli attori che, checché se ne dica, sono già decisi. Quindi, team #JoaquinPhoenix presente!

Ma non perdiamoci in altri discorsi e veniamo alla recensione di oggi.

Il titolo che vi presento è “Peppino Impastato: un giullare contro la mafia” scritto da Marco Rizzo e illustrato da Lelio Bonaccorso, edito da Becco Giallo: ad oggi vi sono diverse edizioni, per la precisione 3 e quella del 2018 la trovate al prezzo di 17€.

Se non sapete chi è Peppino Impastato è perché qualcuno ha deciso di ucciderlo lo stesso giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, il 9 maggio 1978. Ma Giuseppe “Peppino” Impastato è stato più importante di quanto si possa pensare. Cercherò di farvi un riassunto esaustivo, ma completo della vita DI Peppino.

Nato e cresciuto in una famiglia mafiosa, neanche 18enne taglia i ponti con il padre – ma non con la madre e il fratello – e comincia la sua battaglia molto personale contro la mafia. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea Socialista, Dal 1968 in poi dirige le attività delle nuove formazioni comuniste e conduce le lotte dei contadini a cui sono state espropriate i terreni per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi. Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fonda Radio Autradio libera autofinanziata, attraverso la quale denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e dintorni, in particolare del capomafia Gaetano Badalamenti (definito sarcasticamente da Peppino «Tano Seduto» ). Badalamenti aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi. Il programma più seguito era Onda pazza a Mafiopoli, trasmissione satirica in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici. Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma non fa in tempo a sapere l’esito delle votazioni perché viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio, pochi giorni prima delle elezioni. Venne inscenato un attentato, per distruggere l’immagine di Peppino e in cui la stessa vittima apparisse come suicida. Nonostante questo becero tentativo di insabbiamento, pochi giorni dopo gli elettori di Cinisi votano comunque il suo nome, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente al Consiglio comunale.

Questa in breve la vita e la battaglia di Peppino contro la mafia che Marco Rizzo e Lelio Bonaccorsi hanno restituito splendidamente attraverso questo graphic novel che si legge in un soffio. L’edizione che ho letto io presenta tavole in bianco e nero, ma ho visto in giro sull’Internet anche dei disegni a colori. Non vi consiglio l’una o l’altra edizione, ma vi consiglio solo di leggerlo il prima possibile.

La storia realizzata da Rizzo e Bonaccorso in

Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fonda Radio Autradio libera autofinanziata,[3] con cui denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti (definito sarcasticamente «Tano Seduto» da Peppino[4]), che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi. Il programma più seguito era Onda pazza a Mafiopoli, trasmissione satirica in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma non fa in tempo a sapere l’esito delle votazioni perché, dopo vari avvertimenti che aveva ignorato, nel corso della campagna elettorale viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio. Col suo cadavere venne inscenato un attentato, per distruggerne anche l’immagine, in cui la stessa vittima apparisse come suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo gli elettori di Cinisi votano comunque il suo nome, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente al Consiglio comunale

La storia realizzata da Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso in “Peppino Impastato: un giullare contro la mafia” è basata su flashback e flashforward della vita di Peppino e della sua battaglia contro la mafia, entrambe interrotte in modo molto brusco ma che non sono state dimenticate dai suoi amici e famigliari, nonostante negli anni seguenti la Sicilia ancora scossa dalle stragi mafiose. Dalle tavole e dalle parole emerge perfettamente la personalità di Peppino e quanto per lui la battaglia contro la mafia non fosse solo di principio, ma una cosa ben più profonda. Ma le tavole più emozionanti e strazianti allo stesso tempo sono quelle dell’uccisione e dell’occultamento del cadavere di Peppino che sono una ricostruzione di Rizzo e Bonaccorso (e che qui non vi pubblico, in quanto a mio parere crude nonostante siano in bianco e nero). La forza di queste tavole in particolare mi ha fatto non solo commuovere, ma addirittura piangere. Pensare che una persona così grande e magnifica sia stata uccisa da quelli che Sciascia definì omuncoli, mi fa arrabbiare. Al giorno d’oggi è quasi impossibile trovare una persona edificante come Peppino, e andiamo dietro a dei giullari veri che ci stanno portando direttamente verso un burrone che quelli in cui finisce Willy il coyote sono niente in confronto.

Come potete ben capire dalla recensione, “Peppino Impastato: un giullare contro la mafia” mi è piaciuto da morire e in generale adoro il progetto dietro alla collana che Becco Giallo ha voluto dedicare ad alcune figure italiane che ci hanno lasciato troppo in fretta e in modo troppo brusco. Il graphic novel dedicato a Peppino ha però toccato delle vette di emozione che difficilmente trovo nelle opere a fumetti dedicate a persone realmente esistite.

Quindi vi consigli di recuperare “Peppino Impastato: un giullare contro la mafia” il prima possibile, o nella versione in bianco e nero o nella versione a colori, ma leggetela e amatela come io l’ho amata.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

Read, love, be a better reader 🌻

BecomingaReader

Pubblicato da BecomingaReader

Adoro leggere da sempre, da quando gli unici libri che avevo erano quelli del Battello a Vapore fino ad ora, tra fiction, saggi, graphic novel.

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