"Gli occhiali d'oro" di Giorgio Bassani. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

Siamo già a venerdì! Ma quanto è volata questa settimana? Sembra solo ieri che ho fatto la nottata per gli Oscar e il giorno dopo sono andata a vedere “Judy”. O forse non ho ancora recuperato le ore di sonno dovute proprio alla notte in bianco per gli Oscar 😂

Ma non perdiamoci in chiacchiere e veniamo alla recensione.

Oggi vi parlo di “Gli occhiali d’oro” di Giorgio Bassani, edito – nell’ultima versione – da Feltrinelli, nella collana “Universale Economica Feltrinelli” al prezzo di 7,50€. Pubblicato la prima volta nel 1958, Bassani è un autore che ha segnato la cultura e la letteratura italiana del ‘900 in modo indelebile: non solo ha scritto romanzi come “Una città di pianura” (scritto sotto lo pseudonimo di Giacomo Marchi per nascondere le sue origini ebraiche durante il fascismo, che combatté con tutte le sue forze), “Le storie ferraresi” e il più noto “Il giardino dei Finzi-Contini”. Infatti, Bassani è stato anche redattore per riviste di scrittura grazie alle quali fece conoscere Carlo Cassola e Pier Paolo Pasolini; per la Feltrinelli è stato invece consulente ed è grazie a lui se oggi possiamo leggere “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Potete quindi ben capire l’importanza di Bassani per la letteratura italiana e per la città in cui ha ambientato la maggior parte delle sue storie, ovvero Ferrara.

Ed è in questa meravigliosa città che è ambientato “Gli occhiali d’oro”. Il romanzo segue un giovane studente ebreo della facoltà di lettere che racconta la storia tramite la narrazione in prima persona: Athos Fadigati, affermato medico a Ferrara, è conosciuto per la sua abilità, la sua raffinatezza e la sua cultura, ma anche per la sua presunta e latente omosessualità, che gli costa l’emarginazione dalla sua alta classe sociale. Il narratore e Fadigati si incontreranno sullo stesso treno per Bologna: e proprio durante questi viaggi, Fadigati conosce Deliliers, un compagno di università del narratore, uno scapestrato ed egoista per cui lo studio non è proprio in cima alle sue priorità. Consapevole del suo fascino e della sua bellezza, si avvicina sempre di più a Fadigati, ma non perché ne è innamorato, ma per sfruttare la sua ricchezza per i suoi fini egoistici. Il narratore, in empatia con Fadigati in quanto ebreo, diventerà suo amico, soprattutto nel momento più buio della sua vita, dovuto all’emarginazione da parte dell’alta società di Ferrara. L’epilogo di questa storia lo lascio a voi.

Al contrario di quello che pensano certi booktuber, “Gli occhiali d’oro” non è il “Chiamami col tuo nome” di fine anni Cinquanta: non è il racconto di una storia LGBT. Non lo è per niente: non ci sono brani in cui vengono descritti i gesti d’amore (o meno) dei due protagonisti. “Gli occhiali d’oro” è ambientato negli anni più bui del regime fascista, per l’esattezza nel 1938.

Un fermo immagine del film omonimo diretto da Giuliano Montaldo con le magnifiche musiche di Ennio Morricone.

“Gli occhiali d’oro” è un potente racconto di Ferrara che, come qualsiasi città italiana del ventennio, vivrà come sospesa in una condizione in cui ogni “devianza” – politica, religiosa, sessuale e di provenienza geografica – è una minaccia per il regime. “Gli occhiali d’oro” non è un romanzo LGBT, in quanto non era nelle intenzioni di Bassani: il motivo principale per cui ha scritto questo libro è per finalmente esorcizzare quell’esclusione che Bassani – di origini ebraiche – ha provato sulla sua pelle. “Gli occhiali d’oro” è uno dei romanzi da annoverare in quel genere che i neo-fascisti del giorno d’oggi si rifiutano di riconoscere: ovvero la letteratura della Resistenza. Infatti, in questo racconto vi è un forte significato simbolico: la vita di Fadigati è paragonata a quella degli ebrei.  La natura del protagonista è tenuta nascosta per la paura di non essere accettato come “normale”: allo stesso modo le persone di fede ebraica venivano emarginate dalla società, in particolare dopo la divulgazione delle leggi razziali nel 1938 (ritengo che questa data non sia stata scelta a caso da Bassani: essa ha una forte valenza simbolica). A prova del timore di Fadigati, è possibile osservare come, prima che si scoprisse il suo “segreto”, fosse una persona accettata, rispettata e stimata: entrare a far parte del suo circolo di conoscenze rappresenta uno status symbol, e i cittadini di Ferrara erano fieri di avere un concittadino colto ed educato come il dottore. Quando la sua natura comincia a trasparire, diventa un emarginato evitato e insultato da tutti a causa di leggi insensate e discriminatorie, emanate da un regime altrettanto insensate che non ha fatto altro che portare distruzione nel nostro Paese (e di cui INSPIEGABILMENTE qualcuno sente la nostalgia 🤷‍♀️).

In “Gli occhiali d’oro”, Giorgio Bassani mostra le sue grandi capacità di scrittura che si possono riscontrare nel romanzo successivo (“Il giardino dei Finzi-Contini”, N.d.r): questo testo è a metà tra il racconto ed il romanzo. Il racconto non solo di una città, ma anche di fatti che possiamo rintracciare benissimo nella nostra storia recente. Infatti, Bassani ha sfruttato abilmente i salti temporali che permettono di seguire facilmente il modo in cui l’autore sposta il focus dell’attenzione: si parte dal 1958, per tornare fino al 1919, quando il narratore analizza alcuni eventi a cui partecipò, pur essendo un bambino e poi arrivare all’anno della narrazione. Una cosa che salta subito all’occhio è proprio la valorizzazione da parte di Bassani della memoria che è considerata sia un mezzo per non dimenticare, ma per rivivere esperienze passate e giudicare a mente fredda le proprie scelte, ma anche gli errori commessi. Bassani usa magistralmente la memoria come mezzo per raccontare la società italiana tra le due guerra e in particolare la città di Ferrara, bigotti e ipocriti, in quanto attenti a preservare le proprie apparenze e giudicare quelle degli altri. Ma l’altro grande pregio di “Gli occhiali d’oro” è l’abilità con cui Bassani non rende mai esplicita l’omosessualità di Fadigati, perché non era questo l’obiettivo dell’autore: quello che interessa Bassani e dare un’immagine chiara e realistica dei pregiudizi e della falsità ignorante che soprattutto la borghesia aveva nei confronti dei diversi, omosessuali prima di tutti.

Come potete ben intuire, “Gli occhiali d’oro” mi è entrato nel cuore in modo indelebile: azzardo a dire che forse è il migliore di Bassani, in quanto emerge molto di lui e della condizione che lui stesso dovette subire in quanto di origine ebree. Le 112 pagine che compongono il romanzo voleranno in un soffio, ma vi lasceranno un peso sul cuore che difficilmente se ne andrà.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

Read, love, be a better reader 🌻

BecomingaReader

Estratto di “Gli occhiali d’oro”

Pubblicato da BecomingaReader

Adoro leggere da sempre, da quando gli unici libri che avevo erano quelli del Battello a Vapore fino ad ora, tra fiction, saggi, graphic novel.

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