“L’avversario” di Emmanuel Carrère. Recensione

Buongiorno amanti della lettura!!!

Come va la vostra reclusione da corona virus (se abitate in Lombardia)? La mia vita va avanti come prima perché ho scelto da tempo immemore il life style da eremita.

Io sto cercando di sfruttare la quarantena forzata per portarmi avanti con i libri che ho in lettura al momento, anche se alcuni me li sto tirando avanti da quasi due mesi. Spero che a Marzo la mia velocità di lettura aumenti perché secondo i miei standard sto andando veramente a rilento e questa cosa mi crea un po’ di ansia.

Ma veniamo alla recensione.

Oggi vi parlo di uno dei romanzi che mi ha sconvolto di più, ovvero “L’avversario” di Emmanuel Carrère, edito da Adelphi al prezzo di 17€. E questo libro li vale tutti

Se conoscete l’autore saprete che è uno dei pochi che riesce a spaziare dalla fiction, al saggio, alla biografia sempre con grande successo.

“L’avversario” non è un semplice romanzo, bensì è un romanzo-verità che si ispira alle vicende di Jean-Claude Romand, che segnarono la cronaca francese nei primi anni Novanta: il 9 gennaio 1993 Romand, affermato medico e padre di famiglia, compie una strage, uccidendo sua moglie, i suoi due figli, i suoi genitori e il loro cane, cercando poi di suicidarsi. Dicendovi questo non vi faccio spoiler, bensì è la cornice del racconto che Carrère restituisce con questo libro. Lo scrittore lesse la notizia sui giornali dell’epoca e rimase profondamente colpito dall’efferatezza e dalla crudeltà del crimine commesso da Romand, che tutti descrivevano come un uomo “normale e tranquillo” (della serie “Salutava sempre i vicini”). Affascinato dalla vicenda, Carrère decise di contattare Romand per cercare di capire la dinamica della vicenda e per scriverne eventualmente un libro. Dopo una lunga attesa, il pluri-omicida rispose a Carrère, accettando di incontrarlo, in forza del fatto che uno scrittore potesse aiutarlo a capire il crimine commesso. Da qui comincia un viaggio che portò Carrère a seguire le udienze del processo e ad intrattenere diversi colloqui e una corrispondenza epistolare con Romand, anche dopo la sentenza.

Parlando della creazione de “L’avversario” , Emmanuel Carrère si pose la questione di come strutturare la narrazione. Inizialmente tentò di narrare la vicenda come se l’autore non ne facesse parte, ispirandosi a “A sangue freddo” di Truman Capote: decise infine di narrare la vicenda in prima persona, a suo nome, narrando le proprie esperienze di investigatore e di narratore. E scelta migliore non fu più che azzeccata: se fosse stato un semplice racconto dal POV dell’assassino il libro avrebbe perso gran parte della sua forza.

Emmanuel Carrère cerca di ricostruire il movente e la personalità di Jean-Claude Romand: i genitori avevano insegnato a Jean-Claude l’imperativo di non mentire, ma Jean-Claude inventò la prima menzogna già da adolescente. Si iscrisse poi alla facoltà di medicina, contro il parere dei genitori che desideravano scegliesse una carriera nel settore agrario per gestire i terreni di famiglia: probabilmente Jean-Claude decise di andare contro la sua famiglia in quanto attratto dal ruolo sociale dei medici e dal desiderio di conoscere le malattie. Ma a menzogna più importante e che segnerà non solo la sua vita, ma anche quella di tutte le persone che lo circondano. Alla fine del secondo anno di università non si presentò agli esami, ma disse a casa che li aveva superati ed era stato ammesso al terzo anno. Da allora fu obbligato a condurre una vita immaginaria, con il terrore costante di essere scoperto, preoccupandosi di come trascorrere il tempo che avrebbe dedicato allo studio o al lavoro, e di come portare il pane in tavola nonostante la mancanza di un lavoro.

L’autore cerca di immedesimarsi nell’assassino, ma soprattutto cerca di creare un rapporto alla pari con Jean-Claude Romand: questo aspetto a molti non è piaciuto, a me sinceramente è quello che ha fatto amare alla follia “L’avversario”. Carrère non sta raccontando di un serial killer alla Ted Bundy che ha la coscienza civile di un termosifone e l’empatia non la vede nemmeno con il bincolo: lo scrittore francese vuole restituire la storia di un uomo che si è creato la sua prigione ancora prima di arrivarci per davvero. Da una bugia quasi innocente si è creata una situazione che ha pesantemente influito sulla sua vita, ma soprattutto sulla sua psiche: ora, non mi ritengo una criminologa esperta da premio Nobel, ma penso che chi ne sa, concorderà con me se dico che Jean-Claude Romand è sua volta vittima del crimine che ha commesso. Non è facile ammetterlo perché nella stra grande maggioranza dei casi si è dalla parte delle vittime – ed è giusto così – e anche i tg e i quotidiani creano una storia commovente intorno ad esse. Ma molto spesso non ci si sofferma su chi ha commesso il crimine: negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente vari tipi di format (libri, serie tv, film, docu-serie, documentari) sui serial killer e in generale sul true crime. Emmanuel Carrère ci è arrivato prima di tutti agli inizi del nuovo secolo.

“L’avversario” non è un libro facile, ma del resto quando Carrère scrive romanzi-verità su persone realmente esistite, il rischio che non sia totalmente oggettivo c’è sempre: penso solo ad un altro romanzo-realtà incentrato su una figura realmente esistita, ovvero “Limonov”, in cui Carrère ricostruisce la personalità spumeggiante e variopinta di Eduard Limonov, appunto. Ma penso che la bravura di Carrère stia proprio in questo sbilanciarsi verso individui non propriamente raccomandabili e di cui vuole restituire un’immagine diversa da quella dipinta dai mezzi di informazione e dalla società

“Quando entrava in scena nella sfera privata, tutti pensavano che avesse appena lasciato un’altra scena, dove svolgeva un altro ruolo – quello dell’uomo importante che gira il mondo, frequenta i ministri, viene invitato a cene ufficiali in sontuose dimore -, ruolo che uscendo sarebbe tornato a interpretare. Invece non esisteva un’altra scena, un altro pubblico davanti al quale recitare quell’altro ruolo. Fuori, era completamente nudo. Tornava all’assenza, al vuoto, al nulla che per lui non costituiva un incidente di percorso ma l’unica esperienza della sua vita. La sola che abbia mai conosciuto, credo, anche prima di ritrovarsi al bivio.”

Se siete “appassionati” di true crime e volete approcciarvi ad Emmanuel Carrère, “L’avversario” è il libro che fa per voi, con l’avvertenza che non leggerete un resoconto di accusa nei confronti di Jean-Claude Romand assassino, bensì il tentativo di restituire il Jean-Claude Romand persona, vittima della sua stessa bugia.

Bene, spero che questa recensione vi sia piaciuta e vi aspetto alla prossima.

Read, love, be a better reader 🌻

Becomingareader

Estratto di “L’avversario”

Pubblicato da BecomingaReader

Adoro leggere da sempre, da quando gli unici libri che avevo erano quelli del Battello a Vapore fino ad ora, tra fiction, saggi, graphic novel.

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